Prima giornata di LBA, Avellino conferma di essere agli apici del basket italiano

Cantù oggettivamente è squadra modesta; i comaschi hanno un buon coach ma roster attrezzato solamente per provare a raggiungere una salvezza tranquilla; la situazione societaria pare non essere delle più serene e il reparto italiani, croce e delizia dei 16 DS del massimo campionato, è davvero molto modesto. Il banco di prova, quindi,  non era di quelli difficili né sulla carta e né per quanto si era osservato durante la preparazione.

Tolto il primo minuto nel quale, con una tripla, Cantù va in vantaggio di 3 punti, la squadra di Vucinic è risultata in costante controllo, dilagando per larghi tratti tanto da apparire più un match amichevole di precampionato che non la prima partita ufficiale. Auguriamo ai lombardi che l’innesto di Davon Jefferson ala forte di 2 metri e 3 centimetri, reduce dalla vittoria del titolo in Portorico, possa portare dalla prossima giornata ciò che è mancato completamente nel corso della partita con Avellino: un degno avversario per Caleb Green. Il lungo avellinese ha impattato, come un Jumbo Jet contro un aquilone, il pariruolo Tavernari, agnello sacrificale di coach Pashutin. Il buon Tavernari ha provato a limitare l’ala USA ma con scarsissimi risultati. Probabilmente avrebbe battuto Green solo a birra e salsicce ma su un parquet ha pagato la differenza di classe, agilità e fisicità.

Caleb Green ha chiuso la partita in doppia doppia con questi numeri: 42 di valutazione, +/- di 21, oltre il 60% da due e da tre, 100% ai liberi, 35 minuti giocati, 32 punti, 15 rimbalzi e due assist. Non c’è aggettivo che possa descrive una prestazione di tale livello. Unica nota negativa le 5 palle perse frutto però della facilità con cui Avellino ha gestito la partita e della conseguente rilassatezza nell’affrontare lunghi tratti dell’incontro.

Anche Costello e Cole, con ruoli ovviamente differenti, hanno dato un contributo più che fattivo alla vittoria dei biancoverdi. Il primo è un lungo atipico che utilizza alla perfezione gli schemi di Vucinic tesi per lo più a creare spaziature e tiri da oltre l’arco. In questa maniera, con gli avversari costretti giocoforza sul perimetro, Matt è come un coltello incandescente nella burrosa difesa di Cantù. Doppia doppia anche per lui (12 punti e 10 rimbalzi) con 5 assist e 25 di valutazione. Discorso leggermente diverso per l’ex NBA. Inizia con tanta voglia di far vedere chi sia. Questa foga non gli consente di essere lucido nei primi minuti, soprattutto quando prende i tiri o quando si isola. Ha possibilità nel corso del match di rifarsi ampiamente mettendo a referto 21 punti con 31 di valutazione e 13 assist che lo fanno entrare di diritto nel cuore dei tifosi che fino all’altro ieri avevano ancora negli occhi le magie di un altro grande passatore in maglia biancoverde, tal Marques Green. Cole non si discute, si ammira.

Passiamo velocemente alle note stonate. Avellino ha un contingente italiano di buon livello. Filloy, D’Ercole, Campani, e Campogrande dovrebbero essere la spina nel fianco degli attacchi avversari. Dovrebbero dare quel contributo in difesa che gli americani, per mentalità o per incapacità, non sanno dare. Filloy e D’Ercole provano a rendersi utili ma con alterne fortune. Deficitari in attacco, in difesa possono poco a causa della scarsa vena difensiva dei compagni “born in USA”.  Campani e Campogrande sono ancora ai box, uno sulla via del recupero (a gennaio lo ammireremo all’80% della forma mentre lo rivedremo in campo già probabilmente dalla prossima settimana) e l’altro fermato nell’allenamento di venerdì da un risentimento muscolare. Con questi problemi è inutile giudicare l’impianto difensivo della Scandone. Quando i ranghi saranno completi, quando avranno almeno 10 uomini in rotazione, allora si potrà e dovrà pretendere molto di più di quanto visto al Palacarrara. Per ora ci accontentiamo di ammirare le giocate offensive di capitan D’Ercole e compagni che, anche grazie alla differenza canestri, sono in testa alla classifica anche se a pari punti con Milano, Reggio Emilia, Pesaro, Cremona, Bologna, varese e Venezia.

Prossimo match contro il Nizhny Novgorod in FIBA Champions League. Novgorod è una città della Russia europea non lontana da San Pietroburgo e distante 552 km verso nord-ovest da Mosca. Gli irpini troveranno ad attenderli innanzitutto il gelo (2 gradi la minima ed 8 la massima) e una squadra molto agguerrita reduce però da una pesante sconfitta casalinga per 68 a 82 . Da attenzionare Roderick “Rod” Odom già visto a Bologna nel 2015/2016 ma soprattutto Vlad Dragicevic, lo scorso anno allo Zielona Gora e Dmitrii Uzinskii, nazionale russo e ottimo giocatore con una quindicina di punti medi nelle mani. Allenatore Zoran Lukic di formazione Jugoslava, buon tecnico attento alla fase difensiva e quindi molto attento alla gestione del proprio roster. Banco di prova sicuramente migliore di quello avuto con Cantù sul campo neutro di Pistoia.

PS: per chi volesse gustarsi delle interessantissime ed ironiche pagelle di Avellino – Cantù, chi scrive consiglia queste: Le pagelle di Gianmarco Abate

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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