Prinz Poldi, a state of mind…

podolski

Dal Principe al Prinz. In pochi mesi, un passaggio di testimone che va al di fuori di una semplice maglia a da titolare. Perché forse sì, per dare le basi ad un’Inter nuova e vincente serviva chiudere definitivamente con il passato, ma non solo.
Ci volevano poche settimane perché l’avvento di Mancini desse in pieno i suoi frutti e lo ha fatto a Torino, nella partita più importante.
L’entrata in campo di Podolski, il “Prinz” tedesco voluto proprio dal tecnico interista, ha rappresentato la svolta sia sul piano tecnico, con il fruttuoso arretramento di Guarin e l’uscita di uno spento Kuzmanovic, sia (e soprattutto) su quello psicologico. Un’Inter offensiva, motivata e sempre all’attacco. La scelta di buttare dentro Osvaldo sull’1-1 è il colpo di genio di un allenatore che, a parità di rose, è riuscito a sottomettere una Juventus l’anno scorso apparentemente inarrivabile.
E qui capiamo come gli acquisti vadano meritati. Perché se un Milito appena allontanatosi da Milano vince un Campionato Argentino mancante da 13 anni e se Guarin si mette a sfornare assist da regista, forse non erano i giocatori che non andavano. E neanche il maltempo. Ad Appiano l’avevano capito a novembre, ora ne sono completamente convinti.
E chissà che non sia stata proprio l’entrata del Pirata Osvaldo a far squillare con convinzione il telefono dei dirigenti del Bayern per programmare un ultimo, definitivo incontro. L’intesa con Shaqiri c’è da tempo, come del resto quella con Lassana Diarra, in ballo uno/due milioni per lo svizzero e qualche incontro in più con la Lokomotiv Mosca per risolvere il contratto del mastino francese, che nel caso approdasse a Milano prenderebbe il posto del poco convincente connazionale M’Vila.
Sempre a centrocampo è invece confermato Fredy Guarin, che dopo un inizio travagliato trova nel “no” secco rifilato dalla società ad una richiesta del Siviglia una valida dimostrazione di fiducia.
Qualcosa più che semplici suggestioni sono quelle che parlano di Lucas Leiva e, fonte Gazzetta, del ritorno di Thiago Motta, che rimangono comunque vie abbastanza complesse.
Una cosa è certa: questa è e sarà un’Inter sempre più quotata all’attacco, che salvo partenza improvvisa del Johnny Depp nerazzurro (multa e squalifica sono ormai imminenti) almeno su quel fronte dovrebbe essere apposto: due centrocampisti offensivi come Shaqiri e Guarin, uniti a Podolski, Palacio, Icardi (sempre più leader, ammesso faccia pace al più presto con l’oriundo compagno di reparto) e proprio Osvaldo garantirebbero a Roberto Mancini una varietà di scelte abbastanza ampia da poter fare a meno dell’acquisto di Lavezzi, qualora la trattativa, appena abbozzata, non decollasse.
L’arrivo di Prinz Poldi come simbolo di un’Inter all’attacco ora più che mai. Perché in fondo, con 63 punti in palio, gli 8 dal terzo posto non sono niente. Adesso.

Paolo Vavassori

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Nato a Bergamo, classe 1967 (la stessa di Roby Baggio e scusate se è poco). Leggo la stessa anche di Gigi D'Alessio (scusate e basta). Da piccolo gioca a calcio ed è una promessa (con se stesso). Ripiega da subito su sport più statici per passare ben presto allo sport parlato e scritto. Folgorato dalla stella Maradona che conosce di persona (conserva gelosamente una fotografia ricordo dell ' 89 che lo ritrae con il Pibe a ricordo anche della propria capigliatura). Folgorato molto prima dalla Dea Atalanta che segue da sempre e continuerà a seguire (sempre più spesso dal divano di casa). Appassionato di golf e fotografia ha come sogno quello di poter fotografare una partita di serie A da bordo campo con la sua mitica Canon (ma ci stiamo lavorando).

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