Quando A? un orgoglio dire “io c’ero”

Squadra99_0015 anni fa, alle otto di mattina di un giorno di fine maggio, a tutto pensavo tranne che alla possibilitA� di andare a vedere una partita di basket. Certo, la Scandone affrontava in gara 4 Jesi. Certo, in caso di vittoria avrebbe conquistato la massima serie. Ma Jesi era forte e la trasferta lunga per chi, come me a quei tempi, scriveva per passione su una testata provinciale ed aveva in tasca settantamila lire al mese passate dai genitori per “gli sfizi”. Quasi impossibile programmare una trasferta, seppur importante. Ma quella mattina divenne tutto improvvisamente piA? facile. Ero con mio fratello in giro per Avellino, mi chiama Paolo P. amico di amici divenuto mio amico per induzione. Una gran bella persona ma, soprattutto, uno che di sport ne capisce (con lui presi l’unica “bolletta” di basket alla SNAI), uno che leggeva la Gazzetta dello Sport iniziando dalla prima pagina e finendo con l’ippica. Beh, mi chiama e fa: “Andiamo a Jesi?”. Venti minuti dopo eravamo in tre, io, lui e mio fratello, sulla sua OPEL Tigra a fare rifornimento al distributore a Picarelli. Una zingarata fatta avvisando le famiglie quando giA� eravamo in viaggio.

GiA�, il viaggio. Doveva essere una passeggiata. All’altezza di Vallata Paolo mi cede il posto di guida e si “accomoda” sul sedile posteriore perchA� “aggia legge che dice la gazzetta”. Io prendo posto e partiamo. La macchina incollata all’asfalto, la sensazione che corresse sui binari pur andando ad una discreta velocitA�. “PaolA� hai controllato acqua e olio prima di partire?”. “Stai tranquillo” fu la risposta. Ed infatti a centocinquanta chilometri da Jesi il cruscotto diventa un alberello di Natale con le luci lampeggianti. Tutte luci rosse ahime. Arriviamo alla prima stazione di servizio e il verdetto A? incerto. Olio mancante, liquido del radiatore che scarseggia. Il meccanico spera che l’auto non abbia fuso la testata. Cambio olio d’ordinanza pagato uno sproposito e via di corsa verso Jesi. Non si mangia, non c’A? tempo. Dritti al palazzetto. Prendiamo i biglietti ed entriamo. Siamo praticamente i primi. Gli OF ancora non sono arrivati. Assistiamo alla messa a norma dei canestri e di tutto il rituale pregara. Ogni secondo che passa aumenta l’ansia di vedere i biancoverdi scendere sul parquet.

Inutile descrivere la partita. Potremmo farlo, potremmo ricordare mille episodi, qualche fallo non visto, Herb Jones che sfruttava la linea di fondo neppure fosse una autostrada, Mastroianni che difendeva con le mani in faccia al proprio avversario, Capone che durante l’intervallo arrivA? a schiacciare a canestro,A�Mescheriakov che dominava a rimbalzo e Maggioli che rasentava la perfezione in avvicinamento al pitturato. Ma ciA? che rimane impresso piA? di ogni altra cosa dopo tanti anni A? il silenzio. Quale? Mastroianni mette due liberi per impattare la partita. I supplementari sono piA? che certi ma Guerra decide di regalare palla a Capone che, da centro campo, lascia partire una preghiera. E quando si prega il silenzio A? d’obbligo. Zitti i tifosi di Jesi, zitti gli avellinesi. Tutti a guardare quella parabola che sembra impiegare anni prima di entrare. Solo retina! Fu il verdetto degli dei del basketball. Avellino in trionfo e Jesi sconfitta tra le mura amiche. Il resto A? storia.

Quindici anni di passione e cuore, con qualche basso (la retrocessione evitata per le vicissitudini societarie dei “nemici” rosetani) e molti alti. 14 salvezze conquistate, una coppa Italia stravinta in casa di Bologna, la partecipazione all’Eurolega. E tanta storia ancora da scrivere da qui a venire.

Di quel giorno a Jesi rimarrA� il ricordo di Paolo P. distrutto sugli spalti, completamente svuotato, la corsa mia e di mio fratello per andare sul parquet ad esultare evitando dueA�steward con un paio di finte degne del miglior quarterback NFL,A�una bacchetta “bottino di guerra” che uno jesino ci lanciA? gentilmente contro e in ultimo mio fratello che strattonavaA�Mescheriakov all’uscita del palazzetto chiedendogli di restare. Unico rimpianto: una foto scattata sul campo di gioco (da non so chi e non so perchA�) a ricordo della vittoria e che non sono mai riuscito a recuperare.

Quel giorno, quell’anno, rimarrA� nel cuore di ogni tifoso irpino. Quell’anno coach Dal Monte, il vice Gresta, Benigni, Montella Sanfilippo e tutto lo staff consegnarono ai colori biancoverdi le chiavi dellaA�storia del basket italiano. Oggi ognuno ha percorso la propria strada. Alcuni in salita, altri in discesa. Alcuni hanno abbandonato il basket, altri hanno fatto della palla a spicchi la propria vita e la propria passione. Ma tutti, siamo sicuri, ricordano quella stagione come una delle piA? belle della propria carriera e quei mesi come uno dei periodi meravigliosi da serbare in fondo all’anima e da tirar fuori quando qualcosa non va. Grazie a tutti voi, ad ognuno di voi, ovunque voi siate, qualunque cosa stiate facendo. Siete storia e amore.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

2 Comments on this post

  1. …quel basket che hai visto e che ho avuto l’onore di conoscere, oggi purtroppo difficilmente lo si vede in giro. Ricordo con piacere la tua grande passione per questo sport meraviglioso, ricordo quando, durante l’ora (poca) di educazione fisica al Liceo, cercavi (con buoni risultati a dir il vero) di occupare il ruolo di guardia/ala in attesa di un mio passaggio e spesso con il tuo tiro, povero di tecnica ma sempre efficace, riuscivi a trasferire tutta la tua voglia di giocare e la tua passione anche a chi come me ha praticato questo sport (speravo con migliori risultati) per tanti anni. Resta sempre un fedelissimo…

    Giuseppe G. / Rispondi
    • Angelo Michele Santoro

      Già, bei ricordi. Spesso penso a quanti filoni ho fatto per vedere te impegnato in qualche partita. Ma ricordo anche le infinite partita al Sega Mega Drive a casa mia con Marco e Raffaele. E la capocciata in gita riminese che ogni tanto mi costa ancora dei gran mal di testa. Bei ricordi, dicevo. Ora, con l’età che avanza, ancora più belli. Un abbraccio.

      Angelo Michele Santoro / (in reply to Giuseppe G.) Rispondi

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