Ragland e Logan si sbarazzano di Cantù. 92 a 86 e Avellino riscatta la sconfitta dell’andata

17859008_10208737060680631_1559477308_o33 punti, 34 di valutazione, 82% da tre punti, 100 ai liberi e 3 assist. Non è Steph Curry, non è Klay Thompson. Joe Ragland scava il solco tra lui e ogni altro giocatore oggi in Lega. Non c’è nessuno che abbia la sua qualità, la sua visione di gioco, la sua voglia di far male l’avversario. Oggi è semplicemente perfetto. I 10 giorni negli States sono stati come una full immersion nelle acque di Lourdes. Sparito il giocatore spento e poco producente delle partite precedenti al viaggio oltreoceano, il play titolare di Avellino rinasce a nuova vita e dimostra di essere un grandissimo tiratore. Quando il gioco stenta e la palla passa lenta tra le mani dei compagni, lui risolve. Due palleggi, si libera e tira senza pensarci. E nove volte su undici gli va bene. Dall’altro lato dell’universo, esterno come lui, gioca un tale David Logan che tira con un mostruoso 65% dal campo che sarebbe un marker di giornata se non fosse oscurato da quell’82% da tre di Ragland.

Con due giocatori che assieme realizzano il 60% dei punti totali di Avellino, agli altri non rimane che un ruolo da comprimari. Ottimi comprimari nel caso di Thomas, finalmente brillante autore di 13 punti e di Leunen (10 punti e 8 assist). Negativo l’impatto sulla partita della panchina di Avellino. Solamente 8 punti a referto (6 di Zerini e 2 liberi di Green) mentre zero in pagella per Randolph e per Obasohan.

Cusin soffre il dover reggere il reparto lunghi da solo e alla fine si lascia trascinare in una polemica con gli arbitri che gli costa almeno un fischio evitabile. Fesenko ai box, il Cuso ci mette l’anima soprattutto in difesa e, considerate tutte le attenuanti, fa una discreta prestazione. Resta da capire i motivi del passaggio a vuoto sul +15 che ha riportato Cantù in pareggio e poi addirittura a superare Avellino. Non è la prima volta che accade in stagione e Sacripanti su questo aspetto deve assolutamente lavorare. Le partite in doppia cifra di vantaggio bisogna chiuderle. Quest’anno invece la regola è il recupero della squadra avversaria. Qualcosa scatta nella mente dei giocatori o, forse, qualcosa cambia nella maniera di impattare il match, considerato a torto già in cassaforte.

In sala stampa Sacripanti è abbastanza soddisfatto. “I due punti fanno morale”, queste le sue parole. Ed è così. Due punti servono per andare a riprendere Venezia e consolidare il terzo posto. Sassari ha battuto Trento, Milano si è sbarazzata di Venezia e soprattutto Pesaro è andata a vincere di un punto dopo un OT in quel di Brindisi. La classifica fa sorridere i biancoverdi. Sabato c’è il fanalino di coda Cremona, ancora tra le mura amiche del Paladelmauro. Potrebbe essere una vera Pasqua di resurrezione.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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