Reggio Emilia vince. Avellino crisi nera.

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Avellino. Se il primo a non assumersi le proprie responsabilitA� A? l’allenatore, la squadra si sente in diritto di fare queste prestazioni mediocri. Se l’allenatore non capisce che A? lui che dovrebbe dare la scossa all’ambiente, i giocatori si cullano. Tranquilli, con gli stipendi in tasca. Qual A? il problema? Nessuno. La stagione finisce, cambiano casacca e tutto ricomincia. E’ passato il tempo in cui il pubblico se la prendeva esclusivamente con la poca voglia dei propri “beniamini” in campo. Chi allena dovrebbe veramente fare un bell’esame di coscienza, prendere quel residuo di onore che gli resta e rassegnare le proprie irrevocabili dimissioni. Non sappiamo quale sarA� l’accoglienza nella prossima partita casalinga. Ma la immaginiamo.

Reggio Emilia. RiprendersiA�da una sonora scoppola come quella subita contro Milano non A? facile. Bastano due minuti per capire che con Avellino sarA� una passeggiata. Gli schemi funzionano. Entrano le riserve e danno il contributo che l’allenatore si aspetta. La grande truppa italiana mette il cuore. Gli stranieri l’esperienza e la classe. Cocktail perfetto e l’happy hours A? servito. E poi quel tiro da tre che entra non sempre ma spesso. Mentre Avellino litiga col ferro (quando ci arriva). Partita perfetta senza neppure sudare troppo.

Cosa ci A? piaciuto

Reggio emilia gioca con tanti italiani in campo e in panca. Programmazione che paga considerata la posizione in classifica. Sentire dagli altoparlanti del palazzetto di Reggio Emilia un Bennato d’annata con “Viva la mamma” fa sempre piacere. Stupisce (non tanto) e fa piacere. L’unico campano capace di far bella figura al PalaBigi prima dell’ingresso degli O.F.

Cosa non ci A? piaciuto

I masochisti tifosi di Avellino salgonoA�sugli spalti solo nell’ultimo quarto. Probabilmente per protesta. Chi glieloA�fa fare di viaggiare per tanti chilometri per guardare solo dieci minuti di partita non lo sappiamo. Se attendevanoA�una reazione della squadra per entrare al PalaBigi avrebbero potuto aspettare tranquillamente a casa davanti alla TV. Reazione zero. Sia senza tifosi che con i tifosi. Probabilmente la cosa piA? squallida e deludente di tutta la partita. Vergogna senza fine ai giocatori e tanto onore ai tifosi. Questa squadra farebbe perdere la pazienza aA�Giobbe in persona.

La partita

Giocare con Avellino che non difende A? sicuramente facile. Tirare da tre con i piedi per terra e senza nessuno che ti contrasti pure. Ma bisogna metterla dentro e questo non sempre A? scontato. Reggio Emilia ci riesce benissimo. Cinciarini, Della Valle, Mussini, Diener A�e quasi tutti gli altri ci provano e riescono a bucare la retina da tre punti. Una gragnola di colpi che mette alle corde la Scandone senza possibilitA� di recuperare. La forbice si allarga giA� nel primo periodo e arriva ben presto ai venti punti. Mai in discussione il risultato tanto che il coach di Reggio Emilia usa l’ultimo quarto per concedere la standing ovation al quintetto titolare e per dare minuti ai giovani presenti in panchina. Umiliazione da ogni punto di vista per i biancoverdi che non danno segno di ripresa neppure quando Reggio schiera un paio di ’98. Reggio tira quasi col 50% da tre punti mentre Avellino con uno scarsissimo 25%. Assist: 26 per i padroni di casa e 9 per i biancoverdi.A�Chi vince ha sempre ragione e la ragione A? dei fessi. Per la proprietA� transitiva chi vince dovrebbe essere fesso. Diciamo che Menetti fesso non A? e che qualcun altro A? l’eccezione che conferma la regola.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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