Sacripanti la spiega, Avellino la vince

IMG-20160123-WA0001Come si vince una partita? Entrano in gioco tanti fattori. Condizione atletica innanzitutto. Leunen ha messo muscoli e tolto massa grassa. Importante A? anche chi A�smazza gli assist. Avellino ha Green, non bisogna aggiungere altro. Decisive spesso sono le guardie. AckerA�lo A? da inizio campionato per intensitA� difensiva e qualitA� tecniche. Fondamentale A? l’apporto dell’ala piccola, soprattutto nel basket di questi anni. E Nunnally A? un fattore in questo ruolo. Il perno di attacco e difesa A? il pivot. Cervi cresce ogni settimana e i risultati sono sotto gli occhi degli addetti ai lavori. Per ultimo ma, come dicono gli americani, “last but not least” l’apporto della panchina. Avellino quest’anno dalla panca fa alzare in ordine: Ragland, Buva, Veikalas, Pini, Severini. Giocatori che probabilmente meritano come gli altri cinque di stare nello starting five. Giocatori che cambiano l’inerzia della partita. Veikalas, freddo come il ghiaccio ma veloce come il vento. Buva con la mano piA? morbida di tutta la lega. Pini con mani veloci e fisicitA� prorompente. Ragland che A? classe allo stato puro. Severini che gli avversari non li marca, si attacca come una patella agli scogli.

Questi gli ingredienti. Ma il cuoco A? lui. Chef Pino “Cannavacciuolo” Sacripanti. Quello che le pacche le dA� a tutti i suoi giocatori quando escono dal campo e hanno fatto il loro dovere. Quello che non usa tanta filosofia. La partita l’impiatta sempre nel migliore dei modi. Gli ingredienti ci sono tutti. Spesso fa dei capolavori. Oggi ha fatto un piatto da tre stelle Michelin. Partita perfetta. A Menetti, invece, esce un mappazzone che Chef Barbieri non assaggerebbe neppure. Ma in questo caso A? perdonabile, dopo aver fatto, fino ad ora, un campionato quasi perfetto. Ha perso una partita con la squadra piA? in forma del torneo. Ha perso una partita con un allenatore che, se gli uomini che ha a disposizione fanno ciA? che dice, non ne sbaglia una. Menetti ha tutte le attenuanti del caso. Uomini non disponibili, altri in vistoso calo fisico. E poi le vertigini che vengono a guardare tutti da lassA? dove sta Reggio Emilia. Un passo falso di sicuro, ma che ci sta tutto guardando le condizioni oggettive della squadra.

E finalmente il Paladelmauro torna a ringhiare. Serve Lavrinovic e un suo atteggiamento parecchio fuori dalle righe per aizzare il lupo sugli spalti. Il pubblico si fa sentire. Come non succedeva da un bel po’ di tempo. SarA� che in settimana A? stato il compleanno di Claudio Moses Capone (a cui la redazione di Sportbloggers fa gli auguri tardivi) e quando si parla del “lupo vero” il ricordo va a quella tripla di Jesi ma anche a partite in cui gli spalti erano gremiti e ululanti per quaranta minuti.

Avellino vince contro la classe cristallina di Aradori, che perA? Acker annichilisce sia perA�velocitA� che per intensitA�. Vince contro Della Valle. Uno che la mette pure tirando ad occhi chiusi con la mano forte legata dietro alla schiena. Vince contro Gentile che di gentile ha solo il nome e quando vede Avellino fa come il toro conA�il capote del torero. Avellino domina quaranta minuti. Nonostante gli arbitri in qualche modo provino a far rientrare Reggio Emilia in partita evitando di fischiare un fallo su una schiacciata di RiccardoA�Cervi che, oltre ad essere grande quanto una casa, viene commesso proprio sotto la tribuna stampa. Non proprio una bella figura per la terna. Vince Avellino anche grazie ad un tiro di Nunnally preso all’ultimo secondo di un possesso importantissimo con una parabola ancora piA? assurda della posizione in cui lo realizza.

Sacripanti non ha fatto la partita del secolo. La partita del secolo la vedremo nei prossimi mesi. Ma si A? avvicinato come mai in questa stagione alla perfezione. Nessun elemento lasciato al caso e tanto lavoro in settimana per preparare ogni attacco ed ogni difesa. CosA� si vincono le partite. CosA� si fanno sognare le persone sugli spalti. Non A? il caso di dare voti. Sarebbero tutti dieci o poco giA? di lA�. Vogliamo perA? sottolineare ancora una volta le prestazioni di chi A? uscito dalla panchina. 42 punti sui 75 totali. La panchina di Avellino fa la differenza. E parlare di panchina non ha senso quando si gioca in questa maniera.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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