Scandone KO interno contro Venezia. 78 a 80 il finale.

Foto da www.reyer.it

Non sempre le ciambelle escono col buco. La Scandone prova a replicare le tante vittorie arrivate sul filo di lana dopo aver, magari, giocato per tre periodi sottotono. Stavolta il giochetto non riesce. Un poco per la bravura dell’avversario, un poco per le scelte di tiro non brillanti negli ultimi 5 minuti di gara.

Al termine della partita Sacripanti ammette le difficoltA� avute durante il corso del match. CiA? che aveva programmato in allenamento non A? riuscito con la consueta facilitA�. Una buona difesa non ha consentito buoni attacchi. Thomas ha steccato l’ennesima partita. Leunen paga lo scotto di giocare tanti minuti tutte le partite. Obasohan galleggia tra alti e bassi. Cusin gioca poco, A? mal servito e quando riceve palla non fa quasi mai la cosa giusta. Ragland fa 30 punti di grande sostanza ma dall’altro lato del campo aiuta poco e male i compagni. Green subisce l’altezza dei pari ruolo avversari che non si fanno ombra col piccolo play irpino e gli sparano una serie di bombe in faccia che sono il sintomo di qualcosa che sta nascendo storto. Zerini e Severini aiutano i compagni con prestazioni piA? che buone (ottimo il loro plus minus) ma non riescono mai a cambiare totalmente l’inerzia della partita. Randolph prova spesso a mettersi in proprio ma un po’ la cattiva sorte un po’ lo scarso impegno di alcuni suoi compagni non gli consentono di ottenere quella libertA� di tiro che darebbe alle sue mani una maggiore precisione. L’unico che veramente lotta e cerca di fare qualcosa in piA? che guardare alla prestazione personale A? Fesenko. Quando A? in campo gli avversari vanno in difficoltA�. Lo strapotere fisico A? sotto gli occhi di tutti e il pitturato il suo regno incontrastato.

Migliore in campo

Ovviamente la palma di MVP va a Ragland. I numeri parlano in questa direzione. 30 punti, 45 di valutazione, percentuali altissime dal campo e percorso netto ai liberi. Oltre a 9 assist e 7 rimbalzi. Ma dire che ci sia piaciuto il suo atteggiamento difensivo proprio non si puA?. Quel mezzo metro concesso al proprio avversario di turno A? risultato troppo spesso decisivo. Naturalmente A? giusto tenere in campo per 35 minuti uno che ha un tabellino con numeri di questo livello. Avremmo preferito un tabellino meno impressionante ma un aiuto in difesa piA? sostanzioso. Non si puA? giocare solamente in una metA� del campo. A�Nonostante questo A? sicuramente lui il migliore in casa Sidigas. Seguito a ruota dal centro ucraino che dopo l’ottima prestazione in Champions, bissa al paladelmauro con una partita fatta di sostanza, gomiti alti e tanta voglia di far bene (9 falli subiti contro i 2 di Cusin, 8 rimbalzi contro uno del nazionale italiano)

Dietro la lavagna

Abulico come non mai, Thomas ha difficoltA� sia nell’avvicinamento fronte canestro che nel gioco spalle a canestro. I tiri sono il piA? delle volte forzati e questo non puA? che causare percentuali disastrose dal campo (0%). Quando la giornata A? storta la soluzione A? sempre una. Te la insegnano al minibasket nelle prime lezioni. Fai cose facili. Ed invece Thomas fa il contrario, prendendo tiri con un livello di difficoltA� altissimo. Non riesce mai a trovare spazio tra se stesso e il proprio avversario. Non approfitta neppure delle spaziature ottenute grazie alla capacitA� di Fesenko di attirare su di sA� l’attenzione di tutta la difesa ospite. Brutta partita, brutta prestazione, brutte sensazioni. Bisogna rialzarsi e ricominciare. Quest’anno lo ha giA� fatto. Speriamo lo rifaccia da subito. MercoledA� c’A? il Mega ad Avellino.

I numeri

Tirare col 30% dall’arco dei 6.75 contro il 45% degli avversari A? sintomo che qualcosa nell’impianto offensivo della Sidigas non ha funzionato. Ok, molti tiri sono stati sputati dal ferro.La fortuna di certo oggi non tifava biancoverde. Ma non puA? essere un alibi. La zona di Venezia era pienamente battibile. Ragland l’ha dimostrato in molte situazioni. Stessa cosa dicasi quando la Reyer si schierava a uomo. La pecca piA? grande A? stata quella di non servire con costanza i pivot soprattutto a difesa completamente schierata. Insistere da questo punto di vista significava aumentare le spaziature tra gli ospiti e i propri esterni. Ne avrebbe giovano proprio il gioco perimetrale che tanto ha fatto soffrire la Scandone odierna. Da questo punto di vista, se Fesenko riesce con costanza a farsi spazio e mettersi in posizione per ricevere sotto canestro, la stessa cosa non puA? dirsi per Cusin. La differenza di gioco A? sostanziale tra i due pivot irpini. Non si puA? pensare di giocare allo stesso modo con in campo l’ucraino e con in campo l’ex CantA?. E neppure si puA? sperare che sia sempre Ragland con una penetrazione a risolvere le situazioni con cronometro vicino allo zero. PerchA� Ragland A? un campione ma passaggi a vuoto ne avrA� sicuramente. Ed allora deve essere la squadra a far quadrato, devono essere gli schemi a giocare un ruolo determinante piA? che la classe del singolo giocatore. Ed A? qui che Leunen e il suo appannamento fisico e, probabilmente, mentale entrano in gioco. Leunen viene considerato dagli addetti ai lavori il terzo play in casa Sidigas. Avere uno che pensa ma che occupa lo spot di 4 A? fondamentale per il gioco di Sacripanti. Mancando la sua luciditA� perde di luciditA� tutto il reparto offensivo della Scandone. E va in difficoltA� l’impianto di gioco costruito a misura sulle capacitA� tecnico tattiche dell’ala grande made in USA. Tornado a parlare di numeri, bisogna sottolineare che quanto detto sopra A? palese guardando le valutazioni complessive delle squadre con Avellino che super di gran lunga Venezia (97 contro 82). Chi studia i numeri sa che la Lega premia innanzitutto la prestazione personale e considera, come magari A? giusto che sia, maggiormente l’aspetto offensivo che quello difensivo nella valutazione dei singoli giocatori. CiA? si ripercuote sui numeri che, in questo caso,sono bugiardi rispetto a quanto poi visto sul parquet del Paladelmauro.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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