Se la partecipazione alle Coppe diventa un inutile peso…

Avellino esce dalla Champions League dopo 45 minuti di una partita intensa a livello agonistico. Occasioni sprecate sia nel quarto periodo e sia all’over-time. La tripla di Silins a 4 secondi dalla fine del match entra ed esce sputata fuori dal ferro e dalla sfortuna.

Ed ora è il momento di tirare le somme di quest’altra stagione europea. Parlare di fallimento è ridicolo. Per storia, tradizione cestistica, coppe vinte e dimensioni, Avellino potrebbe tranquillamente giocare la quarta coppa, quella di cui giocò la finale la scorsa stagione e per la quale, invece, quest’anno ha declinato l’invito. La Champions è una coppa che oggettivamente sta un passo avanti alle possibilità del club. Per fare bella figura c’è bisogno che ogni componente svolga il proprio compito alla perfezione. Oggettivamente non troviamo pecche da addebitare alla proprietà, comportatasi più che lealmente anche durante la crisi di liquidità a cavallo del nuovo anno. I giocatori e Vucinic hanno fitto il possibile, a volte l’impossibile. Addebitargli colpe resta un’operazione di sciacallaggio a cui non ci vogliamo prestare. Restano tre componenti. Staff medico, Direttore Sportivo e pubblico. Se per il primo non possiamo esprimerci poiché le poche informazioni che trapelano potrebbero essere non corrette, un appunto per Alberani e sulle presenze al Paladelmauro va fatta.

Scegliere di costruire una squadra con giocatori provenienti da infortuni (N’Diaye, Campani, Young, Nichols, ecc…) se da una parte ti consente di prendere cestisti di grande caratura che altrimenti non sarebbero venuti in una piazza come Avellino, dall’altra ti espone al rischio che l’infortunio possa ripresentarsi. Imputare tutto alla sfortuna sarebbe lecito avendo costruito un roster sano. Con un roster acciaccato già ai blocchi di partenza, invece, si rischia di parlare, più che di mala sorte, di cattiva gestione del budget. Non è il momento di tirare le somme e c’è tutto il tempo per smentire chi da mesi porta avanti questa tesi. Per ora però la realtà lascia spazio ai detrattori che non vedono di buon occhio il DS e la sua permanenza ad Avellino. La scelta di non giocare più in Europa può nascere dalla considerazione che questo roster è incapace di sostenere il doppio impegno. Persi Cole e Costello ma acquistati Young, Silins ed Harper la questione è dirimente e andrebbe approfondita.

Quanto poi al pubblico, le presenze al Paladelmauro nelle partite di coppa meriterebbe riconsiderare in toto la partecipazione della Scandone alle competizioni europee. Se da un canto giocare la Champions League è un vanto, dal punto di vista dell’interesse suscitato nei tifosi siamo a dir poco lontani da un risultato quanto meno dignitoso.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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