Se non si capisce, non si cambia

Quante volte abbiamo sentito dire che a�?il calcio A? lo specchio del Paesea�?? Beh, forse non A? mai stato tanto drammaticamente vero quanto adesso. Adesso inteso come gli ultimi venta��anni. Un poa�� come la politica, col quale il calcio va di pari passo (quando non addirittura a braccetto), dove sono due decenni che si parla di riformare questo e questa��altro, di fare questo taglio e quella��altro cambiamento, e siamo fermi al punto di partenza. Nel pallone A? uguale? Da quanto tempo si parla di riformare i campionati, di stadi di proprietA�, di fare le cosiddette squadre B o il a�?campionato riservea�?, ecc.? E cosa A? cambiato? Nulla.

Ma, diciamolo senza nasconderci dietro il a�?buonismoa�?: la a�?colpaa�? principale A? degli elettori, che tradotti nel calcio sono i tifosi.

La��elettore medio si lamenta sempre, urla contro la televisione per le promesse non mantenute dalla��incantatore di serpenti di turno, e poi nel segreto della��urna vota ancora per il a�?Gran Promettitorea�?, sia esso quello vecchio o uno nuovo.

E il tifoso medio A? uguale: tanti auspici, tanto chiedere il progetto, poi perA? contesta dopo solo tre mesi che la��eventuale progetto A? partito, o si esalta per un successo estemporaneo, infischiandosene del fatto che non sia frutto della programmazione, bensA� del buon caro vecchio a�?fattore Ca�?.

La��ultimo lampante esempio di tutto ciA? ce la��ha dato il caso del mancato (?) scambio che avrebbe dovuto portare Vucinic dalla Juventus alla��Inter, e GuarA�n a fare il percorso contrario.

Antefatto: il forte centrocampista colombiano A? sul mercato. Lo sanno tutti. Pare essere la��unico interista ad avere un qualche appeal e, di conseguenza, individuato nel sacrificio da fare per rimpinguare le casse e sistemare altri reparti, malconci per un mercato opinabile (argomento da affrontare magari in separata sede).

Si diffonde la��ipotesi di un passaggio al Chelsea, club ricco e dalle rinnovate ambizioni, dopo il ritorno in panchina di JosA� Mourinho.

GuarA�n perA? A? un ottimo giocatore, ma non un top player. Inoltre, trattasi di giocatore dalla propensione offensiva e a�?di lottaa�?, mentre allo a�?Special Onea�? serve soprattutto un uomo a�?di governoa�?. E infatti alla fine a Londra sbarca Matic, regista del Benfica, pagato oltre 20 milioni di sterline.

Nel frattempo il giocatore, magari malconsigliato, ha fatto la bocca sul giocare in una squadra oggettivamente (ad oggi) di a�?categoria superiorea�?, a maggior ragione dopo qualche fischio ricevuto dalla a�?suaa�? curva. Ecco, ma��immagino il colombiano fare questa riflessione: a�?Ma comea��mi cerca una squadra molto piA? importante di questa, io sono uno dei pochi che fa qualcosa di importante qui, e voi avete anche il coraggio di fischiarmi?a�?.

Intanto alla Juve, dopo la��impatto immediato di Carlitos Tevez, A? sbocciato pure lo spagnolo Llorente e, complice anche qualche acciacco, Vucinic ha perso il posto da titolare pressochA� inamovibile che aveva prima. Tanto piA? che Conte, quando trova la formula secondo lui perfetta, difficilmente cambia (e pazienza se cosA� facendo spompa giocatori e ne demotiva altria��ma anche questo lo tratteremo a parte).

Il montenegrino inizia quindi a guardarsi un poa�� attorno, anche perchA� un poa�� di mercato ancora ce la��ha, e perchA� gli altri a�?precaria�? della��attacco bianconero sono meno a�?spostabilia�?: Giovinco A? stato riscattato ad una cifra alta (assurda?), e venderlo adesso vorrebbe dire fare una minusvalenza (giA� grave, dato che la societA� si A? ricomprata un giocatore che non era costato nulla, essendo cresciuto in casa), mentre Quagliarella era stato bloccato da Conte in estate, e comunque suscita(va) solo interessamenti a�?minoria�?.

La��Inter, tra infortuni (Milito) e scelte sbagliate (Icardi e Belfodil, seppur per motivi diversi), deve trovare un partner alla��altezza per Palacio, unico vero bomber nerazzurro.

Nasce quindi la��idea Vucinic: il DG nerazzurro Fassone lo chiede a Marotta, proponendo in cambio GuarA�n. Alla��AD bianconero la cosa sta bene, la��affare viene dato per fatto da tutti o quasi. Vucinic fa addirittura le visite mediche a Pavia, mentre sono giA� fissate anche quelle del centrocampista.

Ed ecco che la tifoseria interista va su tutte le furie; un poa�� perchA� la��idea di fare affari con gli odiati avversari non piace, un perchA� la��affare pare loro tutta��altro che tale.

Il top, si fa per dire, arriva con la virulenta presa di posizione della Curva Nord interista, che attacca frontalmente il nuovo presidente Thoir, in carica da qualche mese, e a capo di una societA� ancora in mano agli uomini di Moratti, noti piA? per le cantonate che per i colpacci (A? opinione pressochA� univoca che le cose buone di qualche anno fa fossero frutto del combinato disposto tra la��esperienza dirigenziale di Oriali e il carisma a�� anche in chiave mercato a�� di Mourinho).

Nel comunicato dei tifosi si legge, tra la��altro:

“Al Sig. Thohir consigliamo di dimenticarsi il baseball, il football americano, la��NBA o altre realtA� lontane anni luce dalla nostra da cui dice di prendere esempio e copiare per applicare i modelli di business a Milano. Non ci A? chiaro di preciso cosa stia facendo, cosa abbia in testa, quali fini lo spingono. Ma vorremo vedere meno sorrisia��Vorremmo sentire meno volte la parola a�?businessa�?a��Vorremmo atti concretia�� Qui siamo in Italia. Paese di tradizioni e abitudini non conformi ne alla��Indonesia ne agli Stati Uniti (parliamo di vita realea��senza offesa per nessuno)”.

Giustamente (ironico), lo straniero che viene a investire in un Paese dalla��attrattiva sotto zero lo si invita a tornarsene da dove A? venuto. A un imprenditore sportivo (anche) che puA? portare il know-how di sistemi che funzionano meglio, generando molta piA? ricchezza rispetto al calcio italiano, si consiglia di lasciar perdere quei modelli di business, ma prendere atto che a�?Qui siamo in Italiaa�?.

E pensare che circa una settimana fa, quando sui media si parlava delle intenzioni organizzative della��indonesiano, era uscita una��idea tutta��altro che balzana, in tema col tanto blaterato ricorso al salary cap. Si spiegava cioA? che il neo patron nerazzurro lo intendeva nel senso americano del termine, ossia con un limite al monte globale degli ingaggi, e non un tetto massimo per ogni singolo. Un sistema dove, giustamente, il campionissimo prende tantissimo, e la riserva della riserva il minimo salariale o giA? di lA�. Ci voleva ET, per spiegarcelo (passatemi la battuta)a��

Solo che la cosa pare difficile da capire. Ce lo dimostra la��altra parte in causa della vicenda trattata, la Juventus.

Che pensa di dare 4 milioni di Euro alla��anno alla��ormai vecchio e decotto Pirlo come al miglior centrocampista giovane al Mondo, Pogba. Sapendo poi che dovrA� vendere questa��ultimo, perchA� a Parigi gliene danno 7. Ma se si pensionasse Pirlo, e si offrissero 6 miloni al francese, magari poi il ragazzo rimarrebbe, non essendo enorme la differenza tra uno stipendio e la��altro che potrebbe avere.

Ma invece no, perchA� nessuno deve guadagnare piA? di tota��

Forse ci puA? aiutare il grande sociologo Max Weber, per capire questa cosa, col suo confronto tra a�?etica cattolicaa�? ed a�?etica protestantea�?. In particolare, rivolgendoci alla visione che queste due a�?correnti di pensieroa�? hanno nei confronti dei soldi.

In ambito cattolico, il a�?vil denaroa�?, lo a�?sterco del demonioa�?, A? stato inculcato come qualcosa di brutto, di pericoloso e peccaminoso. E, come tutto ciA? che A? a�?malea�?, genera bramosia e invidia. Per cui da un lato dA� fastidio chi ha di piA?, e dalla��altro si vorrebbe essere quello che ne ha di piA?.

Nel mondo protestante, di contro, vi A? un rapporto molto piA? rilassato col denaro, tanto che alcune correnti religiose sono fermamente convinte del principio per cui a�?se mi arricchisco, vuol dire che Dio mi sta premiandoa�?. Per cui, al posto della��invidia salariale, ca��A? la rincorsa meritocratica alla��essere il migliore, perchA� solo cosA� si guadagna di piA?. E chi A? comprimario, sa e comprende come sia giusto che la stella della squadra guadagni di piA?.

In ogni caso, aldilA� delle divagazioni filosofico-sociologiche, o iniziamo a capire che il Mondo non la��abbiamo inventato noi, e che non si A? sempre i numeri uno solo per a�?benedizione divinaa�?, oppure non cambieremo nulla e andremo a picco. Nel calcio come a livello di a�?sistema Paesea��. Che si specchiano la��uno nella��altro, consolandosi a vicenda nel reciproco declino.

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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