Seconda vittoria in Europa. Avellino in vetta al girone D di Champions League

14889770_10207420005235068_8894095237359674627_oNon A? facile abituarsi, ma le partite d’ora in avanti potrebbero essere sempre cosA�. Giocate sottotono, centellinando energie mentali e fisiche per tutti i 40 minuti, con un occhio a ciA? che si sta facendo e un altro a quello che si dovrA� fare solo tre giorni dopo. Girare l’Europa per affrontare le formazioni del girone D di Champions League non A? facile. E non A? facile soprattutto per chi non programma tutti gli anni cose del genere. Il presidente della Dinamo Sassari Sardara diceA�che fu proprio quella una delle piA? grandi difficoltA� quando affrontarono il primo anno gli incontri di coppa. Difficile ragionare su un orizzonte di tre giorni, cambiare totalmente il metodo di allenamento, le sessioni di palestra e persino l’alimentazione. Preparare una partita e giA� sapere di non poter gioire per una vittoria perchA� domani c’A? da guardare i videoA�del prossimo avversario e inventarsi qualcosa per batterlo. Questo A? ciA? che la Scandone affronta quotidianamente. E il risultato di questo si vede in campo con prestazioni altalenanti e a tratti decisamente sconcertanti. Le molte palle perse sono lA� a dimostrare quanto sopra detto. Nonostante questo, Sacripanti puA? contare su due grandi play, Green e Ragland. Il primo, partendo dalla panchina, gioca 30 minuti mettendo una tripla e soprattutto consegnando 10 assist ai compagni. Il secondo A? la banca dei punti biancoverdi. Sai che a fine partita la doppia cifra A? scontata. Meno scontati sono i 10 assist anche per lui. Venti assist in due, praticamente i compagni segnano solamente quando la palla ce l’hanno loro in mano e la smistano col contagiri. Poi c’A? Randolph. Tutti aspettavano Thomas ed invece A? proprio lui, il trecciuto made in USA a stupire tutti. Sia per i 26, pesantissimi punti, sia per la prestazione totale.

Il migliore in campo

Senza ombra di dubbio: Randolph. Tre su tre dai 6.75, 100% ai liberi e 75% da 2 punti. Cifre stratosferiche per un giocatore che parte seduto in panchina e fuori dallo starting five. E’ probabile che coach Sacripanti riveda le gerarchie all’interno del gruppo considerato che Thomas ancora deve far vedere tutto il suo valore ed A? ancora appesantito dai postumi del piccolo infortunio patito due settimane orsono.

Miglior rimbalzista

Avellino schiera in campo per 30 minuti il suo miglior rimbalzista. Questo giocatore A? anche autore di una stoppata sul pivot avversario. Questo giocatore sa giA� dove andrA� a finire la palla prima che tocchi il ferro. Questo giocatore A? Marques Green. Questo giocatore A? alto 165 centimetri. DeAndre Jordan scansati.

Il reparto lunghi

Cusin offre una prestazione solida. Trova qualche buon canestro ma soprattutto A? presente nel pitturato quando c’A? da fare a sportellate con gli avversari. La buona forma fisica ritrovata gli permette anche di mettere a segno un paio di superbe stoppate. Fesenko impatta decisamente peggio ma ha il merito di lottare su ogni pallone e di costringere gli avversari a trattarlo come pericolo pubblico numero uno. Carica di falli i lunghi avversari e non A? orribile neppure la sua media ai liberi (50% con un 3 su 6). Leunen fa una prestazione magistrale. Se gli reggessero le gambe per 40 minuti, Sacripanti non lo leverebbe neppure sotto minaccia. Di solito A? il play aggiunto, l’uomo che ragiona. Oggi A? anche l’uomo che fa i punti che contano. L’uomo di ghiaccio che mette a segno 4 liberi quando anche a Green, di solito infallibile, tremano le mani (0 su 2). Zerini ha l’unico merito di dare 10 minuti di riposo a Leunen, per il resto offre una prova incolore anche se, a sua discolpa, bisogna dire che tutto ciA? che di buono fa in difesa non sempre viene a galla nelle statistiche.

Menzione speciale

Gioca 10 minuti. Difende come un ossesso, fa due punti e lotta a rimbalzo come uno con 10 centimetri e 20 chili in piA?. Gli avversari capiscono subito di che pasta A? fatta e gli concedono lo stesso trattamento destinato a chi parte titolare. Chi A? costui se non Giovanni Severini? Del giovane campione della Sidigas ci piace l’impatto che ha sulla partita ma soprattutto ci piace per l’esempio che dA� quando entra in campo. Sudare la canotta e non arrendersi mai. PerchA� dove non arriva il fisico, puA? e deve arrivare la mente. Giocatori di intelligenza tattica come la sua ce ne sono pochi. Se poi A? circondato da maestri come Green, Leunen e Ragland e allenato da un tale Pino Sacripanti da CantA? beh, allora c’A? da star sicuri che potrA� solo migliorare. Quando in estate ha deciso di restare ad Avellino, crediamo che abbia fatto una scelta piA? che saggia. Il suo minutaggio A? figlio proprio di questo. Il lavoro in settimana ripaga. E chi mette l’anima in campo i risultati li ottiene sempre. E il +/- alle volte inganna. Bravissimo.

14876542_10207420007715130_4001480942965988401_oIl momento decisivo

sul + 14 per la propria squadra, coachA�Vincent Collet pensava di aver messo la pietra tombale sull’incontro. Non aveva fatto i conti con la tenacia dei giocatori avellinesi e con l’assordante voglia del pubblico irpino di partecipare alla rimonta dei propri beniamini. Pecca di ingenuitA� o di troppa sicurezza e non chiama subito time-out per interrompere il filotto Sidigas. SbagliaA�e avrebbe potuto rimediare. Commette il medesimo errore quando i suoi ragazzi sembrano riprendere in mano la partita e tornare sul +6. Errare A? umano, perseverare A? diabolico. Il basket non perdona e, nonostante uno Slaughter (autore di 22 punti e di un 6 su 9 da tre) mai domo e che tenta anche l’ultima disperata preghiera finale, gli dei del basket danno ragione alla squadra di Sacripanti.

Il pubblico

No, non diremo che c’era piA? pubblico ad ascoltare Renzi giunto nelle prime ore del pomeriggio in cittA� che a vedere la partita di stasera. Ma quegli spazi vuoti di distinti e tribuna gridano vendetta. C’era il campionato di calcio, la fiction da non perdere e domani bisogna andare a lavorare. Ma A? la Scandone, ragazzi. In Champions League. Che tristezza sapere di gente che preferisce stare seduta sulla poltrona a godersi le televendite su Canale Napoli 21 piuttosto che passare una serata in compagnia dello sport piA? bello del mondo. We love this game. Riempite questo palazzetto. Lo meritano i ragazzi, lo merita il coach e soprattutto lo merita la proprietA� che ci sta regalando il sogno di giocare e di non sfigurare in Europa.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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