Avellino in finale di supercoppa. Ma il finale A? thriller

nuova-immagineE’ la prima partita che conta della stagione. Semifinale di supercoppa italiana. Di fronte due squadre che solo pochi mesi fa si sono contese l’accesso alle finali playoff. Una serie giocata tra mille polemiche dall’una e dall’altra parte e che aveva visto prevalere Reggio Emilia solamente grazie al fattore campo e al comportamento non certo civilissimo della propria tifoseria.

I motivi per giocare una partita di carattere e intensitA� ci sono tutti e infatti le due squadre compiono lo sforzo massimo consentito in considerazione dei carichi di lavoro per l’inizio dellaA�stagione regolare. Della Valle, incerto fino a ieri, riesce ad essere della partita mentre Fesenko, causa una leggera distorsione alla caviglia, fa solo numero in panchina ma non riesce a dare alcun contributo alla squadra.

Reggio Emilia A? squadra solida e lo dimostra per piA? di tre quarti conducendo praticamente sempre e lasciando sempre la SIDIGAS una spanna dietro a rincorrere. Ma la squadra di Sacripanti ha la stessa ossatura e il nerbo dello scorso anno e non molla mai. Nonostante i tanti nuovi innesti e la difficoltA� a sostituire Nunnally, MVP dello scorso campionato, Avellino non perde mai il coraggio e nell’ultimo quarto recupera il piccolo gap di svantaggio accumulato nei trenta minuti precedenti.

Il finale A? thriller. E quando c’A? da tremare ovviamente gli arbitri fanno la loro parte. Dapprima convalidano un canestro di Ragland regolarmente stoppato da Reggio Emilia e fanno andare Avellino sul 71 a 70 a proprio favore. Nell’azione successiva puniscono un fallo inesistenteA�di Thomas premiando gli anni di Actors Studio di Polonara e consegnano due tiri liberi agli emiliani con soli 2 secondi sul tabellone. Polonara fa 1 + 1 e Reggio si trova a condurre 71 a 72. Time out per Sacripanti e i biancoverdi devono gestire l’ultimo possesso con soli due secondi per realizzare.

Tutti si aspettano una rimessa e un passaggio lobbato verso Cusin. Se lo aspetta anche Menetti che mette Cervi in marcatura asfissiante sul compagno di nazionale. Ma Green rimette verso Ragland in uscita dal blocco cieco. Joe non ci pensa due volte e con due avversari a fargli da scorta a destra e a sinistra (uno dei quali Della Valle che commette anche fallo, ovviamente non visto dalla terna) lascia partire un tiro da tre punti. Guardando a rallentatore l’azione si vede benissimo il play irpino che, scoccato il tiro, con la palla ancora a mezza via, giA� va verso le tribune esultando. I campioni capiscono sempre prima quando una giocata A? quella che cambia il destino di un incontro. Il canestro va dentro. Solo retina. Reggiani a casa, Avellino in finale (con Milano che si sbarazza abbastanza agevolmente di Cremona) e arbitri dietro la lavagna. In fin dei conti gli errori alla fine si compensano sempre. Ma vedere in una partita cosA� importante errori cosA� palesi dA� adito a molti dubbi sulle qualitA� tecniche della nostra classe arbitrale. Se il buon giorno si vede dal mattino, la stagione che ci apprestiamo a seguire sarA� da vivere stando attenti alle coronarie.

Per Avellino senza dubbio il migliore in campo A? Leunen. Lui regge sulle spalle la difesa e l’attacco irpini nei primi due quarti. Reggio prende qualche punto di vantaggio sempre in occasione dei pochi momenti di riposo che gli concede Sacripanti. Ottimo anche il contributo di Thomas e Obashoan che, nonostante i pochi allenamenti alle spalle, fa partita veramente di qualitA�. Stupisce anche l’apporto di un Randolph autore di 16 punti e di buonissime giocate. E’ piaciuta l’intensitA� difensiva quando Avellino ha giocato con il doppio play. E’ piaciuto meno l’apporto di Cusin e Zerini che, in due, fanno 4 punti e prendono 4 rimbalzi. Con Fesenko ai box A? l’unica nota stonata di una partita con tanti errori dall’una e dall’altra parte.

La palma di migliore perA�Reggio Emilia se la contendono Della Valle e Polonara. Il primo, che fino ad una settimana fa veniva dato come assente certo, fa una delle sue partite di intensitA� e rabbia agonistica. Il secondo A? il miglior realizzatore degli emiliani ed A? quello che stava per consegnare la vittoria alla sua squadra. Peccato non aver fatto i conti con ilA� buzzer beater di Ragland.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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