Serbi Mega, Scandone Giga. Netta vittoria esterna per Avellino

nuova-immagine-2Statistiche alla mano, la partita non poteva che andare cosA�. Ma poi c’A? il campo e ci sono gli avversari da battere. E non sempre le statistiche coincidono col risultato del parquet. Questa era la piA? grande difficoltA� che aveva coach Sacripanti prima del match. Nascondere quello che gli addetti ai lavori dicevano da tempo: che il Mega Leks era una squadra piA? che battibile e che, scaramanzia a parte, la prima vittoria esterna nelle coppe europee era cosa alla portata. Nonostante questo (o forse grazie a questo) tutta la squadra ha messo in campo quella che era la piA? grande differenza tra le due formazioni: l’esperienza. Avellino che ha giocatori di livello, alcuni ex NBA, altri con pedigree di razza. E poi la classe individuale. Quella che ti fa dire che Obasohan non lo fermano neppure due difensori assieme e Randolph puA? spiegare il gioco della palla a spicchi ad ogni pari ruolo avversario.

Scandone che ha evidentemente piA? sofferto nell’ultimo turno di campionato che stasera in Serbia. Ha funzionato quello che era mancato contro Pistoia. La palla circola veloce, gli avversari soffrono l’uno contro uno e sono spaventati dai lunghi avellinesi. Questo fa sA� che i serbi chiudano il pitturato (ma anche lA� con scarsi risultati) lasciando tiri aperti dall’arco agli avellinesi. Certo, poi le triple bisogna metterle e la SIDIGAS fa 45%. Praticamente una sentenza. Il modo di tenere per quaranta minuti l’avversario sempre a debita distanza.

Vittoria poco sofferta ma arrivata grazie a grande intelligenza e sapienza tattica. Ragland nei time out che spiega ai compagni cosa puA? migliorare del gioco irpino A? sintomo che il meccanismo A? ben oliato. Con questi uomini, coach Sacripanti deve solamente fare l’imbastito. Green, Ragland e Leunen fanno, invece, le cuciture fini, limano i difetti dei compagni, trovano i punti forti e su quelli insistono e giocano. I campioni non sono solo quelli che fanno 30 punti. Ma anche quelli che usano la testa, che piuttosto di curareA�il proprio score preferiscono dare un tiro facile al proprio compagno. Descrizione perfetta per Marques Green (Grin per la Champions, considerata la nazionalitA� macedone). Giocatore da 10 assist. Uno piA? importante dell’altro. E Sacripanti che fa? Da grande allenatore lo tiene in campo 31 minuti. E’ lui il regista, l’attore protagonista e il cameraman del successo della Scandone. Una curiositA�. Dove sono quei tifosi che criticavano la societA� per quel ritorno e gli davano del bollito durante le partite al palazzetto dello scorso anno? Polemica chiusa.

Poi c’A? Severini. 20 minuti di puro agonismo e una tripla. Una serata che dimenticherA� difficilmente e che potrA� raccontare ai nipotini assieme a tutti i traguardiA�che gli auguriamo di raggiungere nei prossimi anni.

Il migliore in campo. Noi diremmo Green la le statistiche individuali dicono Ragland ed allora diciamo che i due play della Sidigas hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Sono loro due che hanno messo in cantina la vittoria. Tappata, etichettataA�e messa ad invecchiare come una bottiglia di buon aglianico di Taurasi.

Il peggiore in campo. Jaramaz con il suo modestissimo 2/7 dal campo A? il rovescio della medaglia della grande prestazione dei play irpini. Gioca praticamente tutta la partita (35 minuti) e il suo alto minutaggio lo passa cercando di pressare i portatori di palla avellinesi. Risultati scarsi anche se, bisogna ricordare, si tratta di un prospetto classe ’95. Il futuro A? dalla sua parte. Il presente parla biancoverde.

I coach. Sacripanti mette a punto il meccanismo che giA� appariva ben oliato nelle prime uscite di campionato. E’ probabile che questa di stasera sarA� la trasferta piA? facile che affronterA� la Scandone. Ma le partite prima bisogna vincerle e poi si puA? parlare di partita facile. I manualiA�di pallacanestro sono pieni di match vinti sulla carta e poi persi con ignominia sul parquet. Oggi il coach irpino ha sbagliato pochissimo. Certo che puntare sulla zona mentre gli avversari sparacchiano rende le cose molto piA? semplici e ti consente anche di risparmiare energie da investire nella fase offensiva. Il 4/19 da tre punti del Mega Leks testimonia proprio questa cosa. Quando hai poi un Cusin che esce a stoppare i tiratori da tre e i lunghi mettono a segno 4 stoppate (che sono almeno otto punti in meno per gli avversari), tutto A? sicuramente piA? facile. Dall’alto dei suoi 2 metri, Milojevic puA? spiegare il basket a molti allenatori in tutta Europa e anche e soprattutto a qualcuno in USA. E’ figlio della Jugoslavia, figlio di una terra dove il basket si respira nell’aria. E lui da una vita respira quell’aria e da una vita vince sui campi di tutta Europa (oro agli europei del 2001). Ma fare l’allenatore significa anche accettare di avere una squadra nettamente inferiore. E cosA� prova a giocarsela sulla freschezza, sull’atleticitA� dei suoi tanti giovani. La squadra lo segue fino ad un certo punto, tenendo la pressione alta sui portatori di palla e raddoppiando sistematicamente i pivot irpini. Quando la pressione diminuisce e i raddoppi divengono piA? lenti, la Scandone punisce facendo girare la palla e trovando l’uomo libero per un comodo tiro da tre punti. Il buon Dejan non puA? fare altro che catechizzare ogni ragazzo che richiama in panchina. C’A? tempo per crescere e diventare grandi. Oggi il coach serbo avrA� avuto tante indicazioni dalla propria squadra. Molte negative ma anche molte positive. Ed A? proprio da quello che dovrA�A�ripartire. Dalla buona prestazione di Kaba, ad esempio. Dai 5 rimbalzi e dagli 8 punti di Simeunovic, anche.

Il sole A? tramontatoA�sulla Serbia e gli irpini festeggiano la vittoria. E’ un buon modo di iniziare la stagione europea. Rimangono le perplessitA� su una competizione messa in piedi all’ultimo momento, con squadre di livello non eccelso, e che sarA� solamente ricordata come la sorella povera dell’Euroleague. Quando la FIBA deciderA� di mettere da parte politica e soldi e deciderA� di rimettersi a tavolino per disegnare una competizione credibile, anche gli sponsor penseranno di investire in un progetto serio e non in una lega europea di secondo livello sia per qualitA� che per organizzazione.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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