Sidigas Green Power

greenbiella2012Ed alla fine tanto tuonA? che piovve. Ogni volta che la Scandone ha un passaggio a vuoto, ogni volta che la crisi si fa nera, sui giornali e nei corridoi del Paladelmauro A? solo uno il nome che viene ripetuto ad ossessione. Green. CapitA? gli scorsi anni quando il folletto di Philadelphia neppur lontanamente immaginava di tornare in terra irpina, A? successo anche stavolta e, finalmente, tutti i tasselli si sono incastrati al loro posto. Marques Green A? di nuovo biancoverde. Risolto in un lampo il contratto che lo legava ad una formazione turca (ilA�Ted Kolej Ankara) che pare non navigasse in buone acque, Green A? giA� atterrato in Irpinia ed ha assistito alla ennesima disfatta domenicale in casa contro la sua ex Sassari.

Alto come la statuetta di cui porta il secondo nome (Oscar), ha capacitA� strabilianti dal punto di vista mentale essendo dotato di acuta intelligenza tattica ma non solo. Arrivato ad Avellino avrA� capito immediatamente l’aria che tira. E leggere lo striscione “Vitucci vattene” gli avrA� fatto comprendere che in questa piazza non si vive di solo ricordi e di meriti pregressi. Gli applausi vanno meritati uno ad uno. CosA� come i fischi A? difficile che siano immeritati. Ma questo Green lo sa. Artefice della magnifica vittoria avellinese in Coppa Italia targata Boniciolli, feeling col vulcanico presidente Ercolino tanto daA�dare a suo figlio lo stesso nome (Vincenzo), gode di stima illimitata in cittA� (pur avendo “tradito” indossando la casacca di Sassari). Ma ha il carattere che ha. Parla poco ma non A? uno che si fa trascinare dalla corrente. E’ lui la corrente.

AngeloVitucci lo conosce bene e sa che avrA� a che fare con uno che il coach lo guarda negli occhi, che ascolta tutto ma fa quello che sente sia meglio per lui e per la squadra. Da questo punto di vista Vitucci ora rischia veramente la panchina. PerchA� la societA� lo sforzo economico per coprire un difetto di nascita della squadra ora l’ha fatto. PerchA� Green non A? uno che si tiene dentro le cose e che neppure le manda a dire. E se qualcosa accadrA�, se qualcosa dovesse andare storto, non potrA� che essere Vitucci a pagare in prima persona. PerchA� la scelta di Green A? una scelta chiara. Green sa cosa fare, come farlo e quando farlo. Testatane la forma e il possibile minutaggio si vedranno le reali potenzialitA� di Avellino. Nessuna scusa possibile ora. Miglior centro del campionato (Anosike), migliore ala piccola in odore draft NBA (Hanga) e uno dei migliori play comunitari in circolazione (Green). Questo A? l’asse su cui si giocherA� il resto del campionato della Sidigas. PerchA� Hanga non saprA� tirare da tre (vedremo se cambieranno le percentuali quando sarA� servito meglio e con piA? continuitA�) ma sa sfruttare il blocco dei lunghi e sa tagliare a ricciolo come pochi nel campionato italiano. E Anosike A? giA� forte ora, immaginiamo cosa potrA� accadere quando sarA� Green ad innescarlo. Stesso discorso vale per Harper, l’ala grande dai grandi mezzi ma con scarsissima vena difensiva. Green si troverA� nelle condizioni di potergli dare una mano sia nell’una che nell’altra parte del campo (se A? ancora il Green di qualche anno fa). E che dire di Banks? PotrA� solo avere giovamento da tale innesto. Finalmente non dovrA� pensare a portar palla o a smistarla ai compagni. Ora potrA� mettere togliere la sicura alla sua point gun e sparare a raffica dalle sue mattonelle preferite.

La societA�, dal suo canto, dopo l’enorme sforzo economico di inizio stagione, A? corsa ai ripari per coprire pecche di certo non proprie ma di chi, come scusa per le scarse prestazioni, almeno per i primi mesi aveva addossato la colpa proprio sulla societA� e sul ritiro precampionato partito, effettivamente, in grave ritardo e non col roster al copleto. Ed invece i problemi erano altri a quanto pare. E nessuno si A? preso la briga, parafrasando un brocardo latino, di dare a De Cesare ciA? che A? di De Cesare. Che di sicuro non sarA� il presidente migliore sulla faccia della terra in quanto a passione e attaccamento al basket ma che di certo non A? neppure l’ultimo dei pirla. Il suo portafoglio fino ad ora ha onorato sempre le scadenze, sono altri che non hanno rispettato gli impegni e le promesse.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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