Sinistro allo stomaco e dritto al mento. Sassari va KO e la Sidigas riscatta la sconfitta nelle F8

17407892_10208563168773442_535565374_oCosa rimarrà di questa partita? Innanzitutto il ritorno sul parquet di Cusin anche se per pochi minuti e in evidente difficoltà fisica (solo applausi per un rientro comunque di sostanza). Poi i tifosi di Sassari che dedicano a Logan uno striscione di ringraziamento. Poi lo stesso Logan che in contropiede schiaccia contro i suoi ex compagni con un 360° da slamdunk contest. Poi l’esultanza di Sacripanti che sa di aver scacciato ogni pensiero di crisi con la doppietta Reggio Emilia – Sassari, messe alle corde con prestazioni più che convincenti. Rimarrà alla storia anche un primo quarto tra i più belli e intensi visti finora al Paladelmauro. Con la partita incanalata in quella maniera sarebbe stato un disastro buttare alle ortiche quanto di buono fatto nei primi dieci minuti. Sassari prova a rientrare e l’ultimo ad arrendersi è Stipcevic (18 punti il suo bottino di giornata). Ma la Scandone controlla per tutto il match e va sotto solo in una occasione. Partita quasi perfetta degli uomini del coach canturino e secondo posto sempre più blindato in attesa che domani Venezia affronti tra le mura amiche la Fiat Torino.

Migliore in campo

Levi Randolph sta giocando veramente bene. E’ l’arma in più di Avellino. Oggi si merita la partenza nello starting five e ricambia con una prestazione superba in entrambi i lati del campo. 21 punti, 60% dal campo e 18 di valutazione. Accanto a lui un pienamente ritrovato Marques Green che con 9 punti, 60% dall’arco e soprattutto con i 9 assist e due palle recuperate entra prepotentemente tra i pretendenti al titolo di MVP di giornata. Oggi però va premiato David Logan, autore di una prestazione più che maiuscola di fronte ai propri ex compagni. 19 punti, 100% da due, 3 palle recuperate e altrettanti assist e plus minus di 15 a suggellare una partita che lo ha visto finalmente protagonista.

Dalla panchina

Sacripanti ha preparato benissimo la partita. Non potendo contare su Ragland ancora alle prese con gli strascichi del problema alla spalla, alterna la difesa a zona classica, meno dispendiosa dal punto di vista fisico, con la match up e la uomo mettendo in crisi gli schemi di Pasquini. In più di qualche caso è stato solo grazie alla classe di Stipcevic e alla dea bendata vestita di bianco azzurro che Sassari ha potuto chiudere l’attacco con punti a referto. Difesa arcigna e pochissimi passaggi dietro ai blocchi avversari. Scivolamenti e grande presenza tattica dei propri uomini. In attacco molto servito Leunen in post alto e poche iniziative solitarie che di solito coincidevano con la difficoltà della Sidigas di arrivare a canestro. Quando la palla gira veloce e i giocatori sanno come muoversi è molto più facile arrivare ad un tiro pulito e le percentuali inevitabilmente salgono. Così coach Pino ha messo in difficoltà e battuto il suo collega sassarese. Dall’altra panchina era arrivato l’ordine di raddoppiare collassando la difesa quando Fesenko riceveva sotto i tabelloni. Per alcuni versi l’accorgimento tattico ha fruttato, per altri ha lasciato tanto spazio agli esterni avellinesi che più di una volta hanno sfruttato a dovere quell’insolita libertà di tiro.

Numeri di squadra

Avellino manda sette uomini a referto di cui 3 in doppia cifra, 24 assist contro i soli 11 degli ospiti, tira col 50% da due e con il 46% da tre. Soffre ai tiri liberi anche se stasera va in lunetta solo 5 volte (realizzandone 2) e il dato non risulta fortunatamente decisivo. Tre stoppate e supremazia a rimbalzo sono il sintomo che anche sotto i tabelloni la squadra di Sacripanti ha saputo farsi rispettare.

Nota di colore

Gli arbitri continuano a concedere ai marcatori di Fesenko qualche gomitata di troppo. Il lungo ucraino esce dal campo sempre come se invece di giocare a basket avesse combattuto 10 riprese su un ring. Stasera è bravo a non cadere nella trappola e prova a non innervosirsi. Al quarto fallo subito e non fischiato sbotta rischiando un tecnico. Sarebbe stato il colmo.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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