Speciale Juventus: 120×120 – Parte III

Ecco la terza e ultima parte dello speciale, in 3 episodi, dedicato ai 120 anni della Juventus.

9 – Centravanti

Piero PASTORE: Padovano, debutta nel calcio con la squadra della sua città, approdando 17enne in prima squadra. Vi rimarrà fino al 1923, quando passa alla Juventus con la quale, in quattro stagioni, segna 55 reti in 66 presenze di campionato, conquistando lo Scudetto 1925-’26. In seguito vestirà le maglie di Milan, Lazio, Perugia e Roma, ritirandosi nel 1936. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo si dedica alla carriera cinematografica, per altro già sperimentata quando era ancora un calciatore in attività. È scomparso nel 1968.

Felice Placido BOREL II: Nizzardo, cresciuto nelle giovanili del Torino, ‘Farfallino’ passa poi a quelle juventine, debuttando in prima squadra a 18 anni, nel 1932. In quella prima stagione è subito capocannoniere del campionato, con 29 reti in 28 partite. Si ripete l’anno seguente, con 31 centri in 34 presenze. In bianconero rimane fino al 1941, conquistando gli ultimi 3 Scudetti del ‘Quinquennio d’oro’ e la Coppa Italia 1937-’38, segnando 140 gol in 233 presenze. Passa quindi al Torino, insieme a Guglielmo Gabetto, salvo tornare la stagione successiva nelle vesti di giocatore-allenatore, carica che manterrà fino al 1946 quando, con il medesimo ruolo, passa all’Alessandria. Coi grigi rimane per 3 stagioni quindi va al Napoli, dove chiude sia come giocatore sia come tecnico. 5 anni dopo riparte dalla Fossanese, nei Dilettanti, poi avrà un incarico come direttore tecnico del Catania e allenerà anche in Canada, oltre che per un brevissimo tempo la Ternana. Scopritore di Boniperti, è morto nel 1993. È stato campione del Mondo con l’Italia nel 1934.

Guglielmo GABETTO: Torinese, cresciuto nel vivaio bianconero, arriva in prima squadra nel 1934, a volte partner di Borel II, a volte rivale dello stesso per il ruolo di centravanti titolare. La Juventus li cederà entrambi al Torino nel 1941 e in granata Gabetto sarà protagonista assoluto del Grande Torino, con cui troverà la morte a Superga nel 1949. Con la Juve ha segnato 102 reti in 191 partite, conquistando l’ultimo Scudetto del ‘Quinquennio’ e la Coppa Italia 1937-’38, vinta anche grazie alla sua doppietta nella finale di ritorno, proprio contro il Toro.

Giampiero BONIPERTI: Scovato da Borel II nella provincia novarese, arriva alla Juventus nel 1946, passando in breve tempo dalla squadra riserve a una maglia da titolare. Giocherà in bianconero tutta la sua carriera, conclusasi con il ritiro avvenuto nel 1961, da capitano, e con in bacheca, 5 Scudetti e 2 Coppe Italia. Capocannoniere della Serie A nella stagione 1947-’48 con 27 reti, complessivamente con la Juve ha segnato 188 gol (secondo solo a Del Piero) in 469 presenze. Dopo il ritiro entra in società come dirigente, divenendo presidente nel 1971. Manterrà la carica fino al 1990, mentre dal 1991 al 1994 sarà amministratore delegato. Ora è presidente onorario. È stato capitano della Nazionale ai Mondiali del 1954 (e disputando anche i precedenti) e, dopo la chiusura del rapporto con la società bianconera è stato eletto al Parlamento Europeo.

John CHARLES: Gallese, arriva alla Juventus nel 1957 dal Leeds, fortemente voluto dall’allora presidente Umberto Agnelli. Supportato da Omar Sivori e dal Boniperti del “passo indietro”, Charles in 5 anni bianconeri totalizza 105 reti in 182 match, contribuendo alla conquista di 3 Scudetti e 2 Coppe Italia, segnando in entrambe le finali. Torna quindi brevemente al Leeds, per poi fare nuovamente capolino in Italia, vestendo la maglia della Roma per mezza stagione. Giocherà quindi per il Cardiff City e poi per alcuni club delle serie minori britanniche, svolendo il ruolo di giocatore-allenatore all’Hereford United e al Mrthyr Tydfil, con cui si ritira nel 1972. Continuerà ad allenare il club per altre due annate, dopodiché si dedicato alla gestione del suo pub nello Yorkshire. È scomparso nel 2003.

Pietro ANASTASI: Catenese, tifoso juventino sin da bambino, dopo alcuni passaggi in club minori nel 1966 approda al Varese. Si mette presto in luce e, due anni dopo, ecco l’approdo in bianconero. Rimarrà fino al 1976, quando sarà scambiato con Roberto Boninsegna dell’Inter, con tanto di coda polemica per l’affare fatto con una rivale, prendendo un giocatore più vecchio di 4 anni e piazzando a un’altra squadra il proprio capitano. Negli anni alla Juventus conquisterà 3 Scudetti e sarà capocannoniere in Coppa delle Fiere e in Coppa Italia. Con l’Inter ha vinto una Coppa Italia. Nel 1978 passa all’Ascoli e tre anni più tardi al Lugano dove giocherà la sua ultima stagione. Con l’Italia ha vinto l’Europeo 1968, segnando il gol del definitivo 2-0 alla Jugoslavia nella ripetizione della finale. Attualmente è un apprezzato commentatore televisivo.

Paolo ROSSI: Toscano di Prato, dopo gli inizi in alcuni club minori, a 16 anni nel 1972 approda nel Settore giovanile della Juventus. Nel maggio 1974 debutta in prima squadra, giocando il Coppa Italia. Dopo un’ulteriore stagione di apprendistato, nell’estate 1975 viene mandato in prestito al Como, e l’anno dopo in comproprietà al Vicenza. In biancorosso Rossi finalmente esplode, tanto che il presidente vicentino si svena per riscattarlo dai bianconeri, nell’estate del 1978. Poco dopo si infortuna, il Vicenza fa un’annata così brutta da sfociare nella retrocessione, e lui viene ceduto al Perugia. Con gli umbri fa un’ottima annata, rovinata dal coinvolgimento nello scandalo del Calcioscommesse. Squalificato per 2 anni, la Juventus se lo riprende nel 1981 e lo aspetta. Rientrato in campo a marzo 1982, pochi mesi dopo sarà assoluto protagonista al Mondiale 1982, che l’Italia vincerà in primis grazie ai suoi 6 gol, che gli valgono il titolo di capocannoniere del torneo e, a fine anno, il Pallone d’oro. Rimane in bianconero fino al 1985, vincendo 2 Scudetti, una Coppa Italia (aprendo le marcature nella finale di ritorno), una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Dopo una stagione al Milan e una al Verona, nel 1987 si ritira, dedicandosi alla carriera di imprenditore.

Gianluca VIALLI: Originario di Cremona, cresciuto nei grigiorossi della sua città, arriva in prima squadra nel 1980. 4 anni dopo passa alla Sampdoria, andando a formare una celebre coppia d’attacco con Roberto Mancini, e dando ai blucerchiati gli anni più belli della loro storia, coronati da uno storico Scudetto, che si somma a 3 Coppe Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa delle Coppe. Nel 1992 accetta la corte della ‘Vecchia Signora’, vincendo subito la Coppa UEFA. Ma con il passaggio in panchina da Trapattoni a Lippi che la carriera bianconera di Vialli svolta: il tecnico viareggino capisce subito di puntare su di lui, e non su Roby Baggio, per la leadership nello spogliatoio, e ne sarà ripagato. Il primo anno è accoppiata Scudetto-Coppa Italia, con finale persa di Coppa UEFA. Nel secondo, dopo la Supercoppa italiana, Vialli può alzare al cielo, da capitano, anche la Champions League. È il gesto con cui saluta i bianconeri e si trasferisce in Inghilterra, al Chelsea, di cui diverrà poi giocatore-allenatore, vincendo una FA Cup, una Coppa di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Successivamente esonerato per attriti con lo spogliatoio, tenterà poi senza successo un ritorno in panchina, al Watford. Ha poi trovato la sua strada come commentatore televisivo.

Filippo INZAGHI: Piacentino, cresciuto nella squadra della sua città, debutta in prima squadra nella stagione 1991-’92. Dopo una stagione in prestito al Leffe e un’altra al Verona, nel 1994 fa ritorno in biancorosso, in Serie B, segnando 15 gol in 37 partite. Numeri che convincono il Parma a puntare su di lui, ma l’esperienza è negativa e l’anno dopo passa all’Atalanta. Qui vince il titolo di capocannoniere e viene acquistato dalla Juventus. In 4 anni di bianconero conquista uno Scudetto, una Supercoppa italiana e disputa 2 finali di Champions. Passa quindi al Milan, dove giocherà le stagioni successive, e mettendo in bacheca una serie infinita di titoli, tra cui 2 Champions League. Ritiratosi nel 2012, intraprende la carriera di allenatore nelle giovanili milaniste, guidando prima gli Allievi e poi la Primavera. Chiamato successivamente a guidare la prima squadra, a fine stagione non gli viene rinnovato il contratto. Dalla scorsa stagione allena il Venezia. È stato campione del Mondo 2006.

David TREZEGUET: Francese di origini argentine, inizia proprio nella terra di Maradona, alla Platense. Torna quindi in Europa a 18 anni, entrando nella squadra riserve del Monaco, e venendo successivamente promosso in prima squadra, dove rimarrà fino al 2000, quando arriverà alla Juventus dopo aver segnato il “golden gol” con cui i Galletti ci hanno soffiato l’Europeo. In bianconero rimane fino al 2010, accettando anche la discesa in Serie B e realizzando 171 centri in 320 presenze (un titolo di capocannoniere). Reti che sono valse la conquista di 4 Scudetti (di cui 2 revocati per Calciopoli), 2 Supercoppe italiane (nel 2003 è suo il gol che porta ai rigori il match) e un campionato di Serie B. Lasciata la Signora, Trezeguet giocherà con Hércules, Baniyas, River Plate, Newell’s Old Boys e, infine, con gli indiani del Pune City nel 2014, anno in cui si ritira, diventando successivamente presidente delle Juventus Legends. Con la Francia ha vinto il Mondiale 1998 e, appunto, l’Europeo del 2000.

10 – Seconde punte/Fantasisti

Ferenc HIRZER: Ungherese, detto ‘Gazzella’ per la sua velocità, la Juve lo nota durante un’amichevole nel 1923. Riuscirà ad acquistarlo solo due anni più tardi, nel 1925, e lui la ripagherà svolgendo un ruolo determinante nella conquista del secondo Scudetto della storia bianconera. È infatti capocannoniere del torneo con ben 35 reti in sole 26 presenze. Nella seconda stagione a Torino segna 15 gol in 17 partite, per un totale di 50 marcature in appena 43 incontri disputati. Dopodiché le restrittive regole sul tesseramento degli stranieri costringono la Juventus a privarsene, rispendendolo in Patria. Smette di giocare nel 1935, e subito torna in Italia come allenatore, per una carriera ultraventennale in panchina che si concluderà, come la sua vita, nel 1957 al Trento.

Renato CESARINI: Nato in Italia ed emigrato da infante in Argentina con la famiglia, dopo i primi calci con il Borgata Palermo e l’Alvear, debutta nel calcio professionisti argentino nel 1924, con il Chacarita Juniors, da cui la Juventus lo acquista nel 1929. Rimarrà in bianconero fino al 1935, vincendo i 5 Scudetti consecutivi del ‘Quinquennio d’oro’, mettendovi la sua firma con gol negli ultimi istanti delle partite, facendo nascere il mito della ‘zona Cesarini’. Torna quindi al ‘suo’ Chacarita Juniors, chiudendo poi la carriera da giocatore nel River Plate. Coi ‘Milionarios’ inizierà poi quella di allenatore, allenando anche la mitica ‘Maquina’ e lanciando, nelle giovanili, un certo Omar Sivori. Guiderà anche la Juve: dapprima nel biennio 1946-1948, portando la squadra ad essere seconda solo al Grande Torino. Poi, come direttore tecnico, affiancherà Carletto Parola nella squadra del ‘Trio Magico’ di Boniperti, Charles e del ‘suo’ Sivori, conquistando uno Scudetto e due Coppe Italia consecutive. Guiderà poi anche il Napoli e la Nazionale argentina. Si è spento a Buenos Aires, nel 1969.

Vittorio SENTIMENTI III: Originario del modenese, fratello del portiere Lucidio, Sentimenti III cresce nelle giovanili del Modena. Coi canarini inizia ad assaggiare la prima squadra già nel 1933 e, dal 1936, vi entrerà in pianta stabile. Rimane ‘a casa’ fino al 1941, quando passa alla Juventus, con cui vince subito la Coppa Italia, segnando un gol nella finale di ritorno contro il Milan. Rimane in bianconero fino al 1949, quando si trasferisce alla Lazio, dove resta per 3 stagioni. Torna quindi a Torino, stavolta sponda granata, passandovi 4 annate, prima di chiudere la carriera con un’ultima stagione al Modena. Intraprende quindi la carriera di allenatore all’Aosta, scendendo anche in campo in un paio di occasioni. Chiude con i valdostani e con la panchina nel 1962. È scomparso a Torino, nel 2004.

John HANSEN: Danese di Copenaghen, si forma nel Frem, una delle squadre della sua città. Messosi in mostra alle Olimpiadi nel 1948 (medaglia di bronzo e 4 gol rifilati all’Italia), dopo esser stato trattato dal Torino approda alla Juventus. In bianconero rimarrà per 6 stagioni, segnando 124 in 189 presenze, e conquistando 2 Scudetti, di cui il secondo da capocannoniere. Gioca quindi un’ottima stagione alla Lazio e poi torna in Patria, sempre al Frem, di cui diverrà poi anche allenatore. Sarà poi anche Ct della Danimarca. È morto nel 1990.

Omar SIVORI: Uno dei ‘numeri 10’ più iconici del calcio, e della storia juventina in particolare. Argentino di origini italiane, cresce nel River Plate, dove lo lancia l’ex gloria bianconera Renato Cesarini. È proprio lui a suggerirlo alla sua ex società, che lo acquista nell’estate del 1957, assieme al centravanti gallese John Charles. Con Boniperti andranno a formare il ‘Trio Magico’, in una delle squadre bianconere più amate dai tifosi. Rimane alla Juventus fino al 1965 (le ultime due stagioni da capitano), andandosene al Napoli per il cattivo rapporto con l’allenatore Heriberto Herrera. Nei suoi 8 anni a Torino, il ‘Cabezòn’ dal carattere irascibile e dal sinistro magico metterà a segno 174 reti in 259 partite, conquistando 3 Scudetti e altrettante Coppe Italia (andando in gol nella prima finale e non disputando l’ultima). Naturalizzato italiano, è stato il primo giocatore ‘nostrano’ in assoluto a conquistare il Pallone d’oro, nel 1961. Ha vinto anche una classifica marcatori. Coi partenopei gioca per 3 annate, quindi lascia il calcio giocato e torna in Patria per fare l’allenatore, guidando Rosario Central, Estudiantes e poi anche la Nazionale argentina, fino al 1973. Tornerà poi brevemente su una panchina nel 1979, al Racing Club. Torna quindi in Italia, spesso ospite di trasmissioni sportive, specie sulle reti Fininvest/Mediaset. Stabilitosi poi definitivamente in Argentina, è morto nel 2005 nella sua tenuta chiamata ‘La Juventus’. È apparso, interpretando sé stesso, nel film con protagonista Alberto Sordi ‘Il presidente del Borgorosso Football Club’.

Michel PLATINI: Francese di origini italiane, inizia a giocare nell’ AS Jœuf, squadra della sua cittadina natale. A 17 anni viene acquistato dal Nancy, dove rimane per 7 stagioni, fino al 1979, vincendo – da capitano – la Coppa di Francia nel 1977-’78 (suo il gol-partita nella finale contro il Nizza). Passato al St. Etienne, vi rimane 3 anni, vincendo il campionato nella stagione 1980-’81 (e perdendo due finale consecutive di coppa nazionale, nel 1981 e nel 1982, in quest’ultimo caso nonostante una sua doppietta). Sbarca quindi a Torino (dopo aver ‘rischiato’, qualche anno prima, di passare all’Inter), vincendo subito la Coppa Italia (con una doppietta decisiva nella finale di ritorno contro il Verona), ma incappando nella clamorosa sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni 1983, contro l’Amburgo. La seconda stagione è quella della doppietta Scudetto-Coppa delle Coppe, cui seguono la Supercoppa Europea (1984), la tragica Coppa dei Campioni 1985 (è lui a trasformare il rigore della vittoria ‘mutilata’, nella finale dell’Heysel contro il Liverpool), la Coppa Intercontinentale 1985 (suo il gol del momentaneo 1 a 1 e, soprattutto, il rigore decisivo dopo i supplementari) e un altro Scudetto (1985-’86)  Lasciò nel 1987 (dopo 222 presenze e 103 reti), a soli 32 anni, dopo il deludente primo campionato dell’era post-Trap. Persona dotata di intelligenza e senso dell’umorismo, mai banale, ha fallito solo in panchina, dove come CT della Francia, carica assunta nel novembre 1988, uscì al primo turno all’Europeo 1992, dopo il quale ha lasciato la panchina. Ma s’è ampiamente rifatto con la scalata ai vertici ‘politici’ del calcio europeo, prima della ‘caduta’ arrivata con la squalifica nell’ambito delle indagini sull’ex presidente della FIFA, Sepp Blatter, che gli sono costate la successione prima, e la guida dell’UEFA poi. Ha vinto per 3 volte consecutive il Pallone d’oro, e con la Francia è stato campione d’Europa nel 1984.

Roberto BAGGIO: Vicentino di Caldogno, cresciuto nella squadra della sua città, nel 1985 viene acquistato dalla Fiorentina, che crederà in lui nonostante gli infortuni. Con la Viola rimane 5 stagioni, prima del clamoroso passaggio del 1990 alla Juventus, poco prima dei Mondiali di casa, dove sarà una delle più belle rivelazioni. In bianconero rimane per 5 stagioni, segnando 115 reti in 200 partite, e vincendo (tutti da capitano) praticamente da solo una Coppa UEFA, cui seguiranno l’accoppiata Scudetto-Coppa Italia nella prima stagione di Marcello Lippi in panchina, e per lui l’ultima a Torino, dove la società e il tecnico decidono di puntare sull’emergente Del Piero. Passa quindi al Milan e due anni dopo al Bologna, dove vive una seconda giovinezza che gli vale la chiamata dell’Inter. Dopo 2 annate in nerazzurro va al Brescia, con cui si ritirerà nel 2004. Uscito momentaneamente dal mondo del calcio, vi rientra nel 2010 alla guida del Settore tecnico della Federcalcio, incarico da cui si dimetterà nel gennaio 2013. Da juventino ha vinto il Pallone d’oro.

Alessandro ‘Alex’ DEL PIERO: La bandiera dell’epoca moderna, detentore di praticamente tutti i record della storia della Juventus (a partire da presenze e gol, con 705 e 290 rispettivamente), campione esemplare per il comportamento dentro e fuori il campo. Arrivato dal Padova con le stigmate del talentino tutto da scoprire, si dimostra subito un vincente con la Primavera bianconera di Cuccureddu, che da capitano guida alla conquista di uno Scudetto di categoria e di un Torneo di Viareggio (suo il golden-gol che permette alla Juve di battere la Fiorentina nei supplementari del replay, curiosamente per 3 a 2…) che mancavano da decenni. Il Trap (nella sua avventura bis) gli fa assaggiare il calcio che conta, che a sua volta nota questo ragazzo dopo una fantastica tripletta contro il Parma, il 20 marzo 1994. In quell’estate alla Juve cambia da tutto, dato che iniziano l’era della Triade e quella di Marcello Lippi. Con l’allenatore viareggino, complici anche i guai fisici di Roby Baggio, Del Piero diventa di fatto titolare, andando a comporre con Vialli e Ravanelli il super tridente che riporterà lo scudetto a Torino dopo quasi un decennio. L’esplosione del ragazzo (immortalabile nel fantastico goal al volo che sancisce il 3 a 2 finale contro la Fiorentina, al termine di un’epica rimonta iniziata dallo 0 a 2), convince la società a rinunciare a Baggio, e da lì il volo di Del Piero sarà definitivamente spiccato. Conquista Champions League e Coppa Intercontinentale da protagonista (suo il gol-vittoria a Tokio, contro il River Plate), oltre a macinare Scudetti. Dopo il bruttissimo infortunio del ’98 la sua carriera sembra destinata a un rapido declino, ma la sua forza di volontà e la sua encomiabile professionalità fanno si che si riprenda il ruolo che gli spetta, diventando anche capitano della squadra. Nel 2006, fresco del Mondiale vinto, non ha remore nello scendere in B con la squadra, retrocessa per i fatti di Calciopoli. La trascina subito in A vincendo la classifica cannonieri tra i cadetti, per poi fare il bis l’anno dopo nella ritrovata massima serie. Resta alla Juve fino al ritrovato Scudetto che apre l’era-Conte, regalando ancora meraviglie che gli valgono, ad esempio, la standing ovation del ‘Santiago Bernabeu’ lasciando poi nel 2012 per disaccordi col presidente Andrea Agnelli, e tentando l’avventura del calcio australiano, invece che inseguire i miliardi degli sceicchi. Chiusa l’esperienza biennale a Sidney, gioca nella Indian Super League, coi Delhi Dynamos. Pur non avendo ufficialmente annunciato il ritiro dal calcio giocato, quella indiana rimane la sua ultima esperienza su un campo di calcio, prima di iniziare a lavorare per Sky, come commentatore e conduttore. Tra i suoi record, anche quello di aver avuto come ‘casa’, in bianconero, ben cinque stadi diversi, dal campo della Primavera allo Stadium che gli ha tributato un addio strappalacrime, passando per il Comunale, il Delle Alpi e l’Olimpico. Capocannoniere anche in Champions League (1997-’98) e in Coppa Italia (2005-’06), è stato Miglior Calciatore Italiano AIC per due volte, a dieci anni di distanza l’una dall’altra (1998 e 2008). Con la Nazionale ha messo insieme 91 presenze, segnando 27 reti e partecipando, oltre al citato Mondiale 2006, anche a quelli del 1998 e del 2002. Ha inoltre disputato 4 Europei: 1996, 2000 (secondo posto finale), 2004 e 2008. Il suo palmarès bianconero è fatto di 6 Scudetti (1995, 1997, 1998, 2002, 2003 e 2012), più i 2 (2005 e 2006) revocati con ‘Calciopoli’; una Champions League (1995-’96, più 3 finali perse: 1997, 1998 e 2003), una Coppa Intercontinentale (1996), una Supercoppa Europea (1996) una Coppa Italia (1994-’95) e 4 Supercoppe Italiane (1995, 1997, 2002 – vinta grazie a una sua doppietta – e 2003).

Zinedine ZIDANE: Francese, considerato l’erede di Platini, con cui si contende la palma di più forte giocatore d’Oltralpe di sempre, arriva alla Juve nel 1996, dal Bordeaux, dove si è messo in mostra in una doppia sfida europea con il Milan. In bianconero rimane per 5 stagioni, vincendo 2 Scudetti, una Supercoppa italiana, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea. Nel 2001 è protagonista di un costosissimo passaggio al Real Madrid, squadra con cui chiuderà la carriera nel 2006, dopo aver conquistato una Liga, 2 Supercoppe di Spagna, una Champions League segnando il gol-vittoria in finale, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea. Dopo il ritiro rimane incerto sul suo futuro, ma dopo tre anni torna al Real Madrid come consulente del presidente Florentino Perez e due anni dopo viene promosso direttore sportivo. Con l’arrivo sulla panchina del Real di Carlo Ancelotti, suo allenatore alla Juve, diventa vice del tecnico italiano, vincendo di nuovo la Champions League. A fine stagione si mette in proprio, diventando l’allenatore della squadra B dei madrileni. Nel gennaio del 2016 viene promosso alla guida della prima squadra al posto di Rafa Benitez, portando il Real alla vittoria della sua undicesima Coppa dei Campioni/Champions League, successo bissato la stagione successiva, strapazzando in finale proprio la Juventus. Come allenatore del Madrid ha vinto anche una Liga, una Supercoppa di Spagna, un Mondiale per Club e 2 Supercoppe Europee. Con la Nazionale francese è stato campione del Mondo nel 1998 ed europeo due anni dopo.

Carlos ‘Carlitos’ TEVEZ: Argentino dei sobborghi più poveri di Buenos Aires, cresce nel vivaio del Boca Juniors, sua squadra del cuore, con cui debutta tra i professionisti nel 2001. Nel dicembre 2004 lascia gli ‘Xeneizes’ per andare in Brasile, al Corinthians, dove rimane fino all’estate del 2006, quando sbarca in Inghilterra, al West Ham. La stagione successiva passa al Manchster United, con cui vince la Champions League. Nell’estate del 2009 i ‘Red Devils’ non lo riscattano e lui, anche un po’ per ripicca, si accasa ai ‘cugini’ del City, di cui diverrà poi anche capitano. Alcune turbolenze di spogliatoio rendono un saliscendi la sua carriera coi ‘Citizens’, fino all’addio nell’estate 2013, quando passa alla Juventus. In bianconero gli viene affidata la ‘10’ e non mostra nessuno dei problemi caratteriali che lo hanno contraddistinto in praticamente tutte le sue precedenti esperienze, portando invece leadership e cattiveria agonistica. In due stagioni vince altrettanti Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana (suo il gol del definitivo 4-0 alla Lazio), trascinando inoltre la squadra alla finale di Champions League nel 2015, ultima delle sue 96 partite in bianconero, nelle quali ha messo a segno 50 gol. Tornato al ‘suo’ Boca Juniors, attualmente gioca in Cina, allo Shanghai Shenhua, protagonista di un trasferimento con cifre da capogiro.

11 – Ali sinistre/Seconde punte

Domenico DONNA: Torinese, studente del ‘Massimo D’Azeglio’, è uno dei fondatori della Juventus, con cui vincerà il primissimo Scudetto dei bianconeri, nel 1905, fungendo anche da allenatore. Giocherà fino al 1910, per poi dedicarsi alla carriera di avvocato. È scomparso nel 1961.

Raimundo ‘Mumo’ ORSI: Oriundo argentino, la Juventus lo preleva nel 1928 dall’Independiente di Avellaneda, squadra della sua città. In bianconero rimane fino al 1935, risultando uno dei principali protagonisti dei 5 Scudetti consecutivi del ‘Quinquennio d’Oro’. Dopo l’ultimo Scudetto torna in Patria, sempre all’Independiente, vestendo poi anche le maglie di Boca Juniors, Platense e Almagro. Emigra quindi in Uruguay, al Peñarol, chiudendo poi la carriera nel 1939 coi brasiliani del Flamengo. Ha vestito sia la maglia dell’Argentina sia quella dell’Italia, con cui ha vinto il Mondiale 1934, segnando in finale la rete del momentaneo 1-1. È morto in Cile nel 1986.

Karl Aage PRAEST: Danese, in bianconero arriva dall’Østerbro nel 1949, per andare a formare con i connazionali John e Karl Aage Hansen la ‘Juve dei danesi’. Con la Signora gioca fino al 1956, vincendo 2 Scudetti. Quindi, dopo una stagione alla Lazio, lascia il calcio giocato e torna in Patria. È scomparso nel 2011.

Gino STACCHINI: Romagnolo, cresciuto nelle giovanili bianconere, debutta in prima squadra nella stagione 1955-’56. Vi rimarrà fino al 1967, quando passa al Mantova dopo aver conquistato con la Juve 4 Scudetti e 3 Coppe Italia. Dopo una stagione coi virgiliani e 2 col Cesena, si ritira. Successivamente intraprende la carriera di allenatore.

Giampaolo MENICHELLI: Romano, cresciuto nel Settore giovanile giallorosso, arriva in prima squadra nel 1957-’58, totalizzando due presenze. Quindi, dopo una stagione in prestito alla Sambenedettese e una al Parma, torna alla casa madre. Vi rimarrà per 3 stagione, passando poi alla Juventus nel 1963. Coi bianconeri rimane 6 stagioni, conquistando uno Scudetto e una Coppa Italia. Giocherà quindi una stagione al Brescia e una al Cagliari campione d’Italia per sostituire l’infortunato Riva, poi si ritirerà.

Roberto BETTEGA: Una delle più grandi bandiere bianconere. Torinese, cresciuto nel vivaio juventino, nel 1969 viene mandato in prestito al Varese, dove disputa un’ottima stagione, che gli vale l’immediato ritorno ‘a casa’. Giocherà in bianconero dal 1970 al 1983, quando lascia per trasferirsi nell’allora lega nordamericana, con i canadesi del Toronto Blizzard, ritirandosi nel 1984. Torna alla Juventus dieci anni dopo, come vice presidente esecutivo nella nuova dirigenza bianconera, quella della Triade formata con Moggi e Giraudo. Rimane in carica fino al 2006, quando lo scandalo di Calciopoli porta all’azzeramento societario. Rimane come consulente di mercato per la stagione in Serie B, quindi lascia per un’indagine giudiziaria. Assolto, torna nuovamente alla Juve nel dicembre 2009, come vice direttore generale. Lascia a fine stagione, con l’arrivo di Andrea Agnelli alla presidenza e di Beppe Marotta come dg, intraprendendo la carriera di commentatore televisivo. In bianconero, da giocatore, ha vinto 7 Scudetti, 2 Coppe Italia e una Coppa UEFA (segnando il gol del momentaneo vantaggio bianconero nella finale di ritorno a Bilbao), centrando anche un titolo di capocannoniere della Serie A. Con la Nazionale ha disputato il Mondiale 1978 e l’Europeo 1980, mentre fu costretto a saltare per infortunio il poi vittorioso Mondiale 1982. Per la precocità dell’imbiancamento dei capelli era soprannominato ‘Penna Bianca’, oltre che ‘Bobby gol’.

Zbigniew ‘Zibì’ BONIEK: Polacco, arriva alla Juventus dopo l’ottimo Mondiale 1982 disputato con la sua Nazionale. In bianconero gli bastano 3 stagioni per lasciare un segno indelebile, vincendo uno Scudetto, una Coppa Italia, Una Coppa dei Campioni e una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea entrambe griffate dai suoi gol. Nel 1985 passa alla Roma – cui la Juve lo aveva soffiato tre anni prima – rimanendovi per 3 stagioni e conquistando una Coppa Italia. Dopo il ritiro intraprende senza successo la carriera di allenatore, guidando Lecce, Bari, Sambenedettese, Avellino e, per un breve periodo, la Polonia. Avviatosi quindi a un brillante percorso da commentatore televisivo, nel 2012 è divenuto presidente della Federcalcio polacca.

Fabrizio RAVANELLI: Perugino, cresciuto nella squadra della sua città, passa quindi all’Avellino e poi alla Reggiana. Qui si mette in mostra, guadagnandosi la chiamata della Juventus, nel 1992. Rimane in bianconero per 4 stagioni, conquistando uno Scudetto, una Coppa Italia (con gol nella finale di ritorno, a Parma), una Supercoppa italiana, una Coppa UEFA e, soprattutto, una Champions League, segnando il gol dell’iniziale vantaggio bianconero. Passa quindi agli inglesi del Middlesbrough e poi ai francesi dell’Olympique Marsiglia, dove rimane per due stagioni e mezza. Nel gennaio 2000 torna in Italia, alla Lazio, conquistando lo Scudetto strappandolo proprio alla Juventus all’ultima giornata, coi bianconeri sconfitti nella ‘sua’ Perugia. Dopo una seconda stagione nella Capitale torna in Inghilterra, al Derby County, e poi va in Scozia al Dundee. Chiude la carriera ‘a casa’, giocando col Grifo dal gennaio 2004 all’estate del 2005. Dopo il ritiro intraprende la carriera di allenatore, guidando gli Esordienti e poi i Giovanissimi regionali della Juventus. Nel 2014 va ad allenare in Ligue1, all’Ajaccio, venendo presto esonerato. Lascia quindi la carriera da tecnico per iniziare quella di commentatore televisivo.

Pavel NEDVED: Di nazionalità ceca, arriva in Italia dopo l’ottimo Europeo 1996 suo e della sua Nazionale, arrivata in finale. A portarlo in Serie A è la Lazio, dove rimane per 5 stagioni, vincendo uno Scudetto, due Coppe Italia (realizzando il momentaneo 1-1 nella finale del 2000) e altrettante Supercoppe italiane (la prima proprio contro la Juve, segnando il gol del momentaneo 1-0), oltre che una Supercoppa Europea e l’ultima edizione della Coppa delle Coppe, segnando il gol della vittoria nella finale contro il Maiorca. Nel 2001 viene acquistato dalla Juventus, facendo da subito sbocciare un amore che diventerà viscerale. In bianconero giocherà fino al ritiro, avvenuto nel 2009, rimanendo anche in Serie B e conquistando 4 Scudetti (di cui 2 revocati per Calciopoli) e 2 Supercoppe italiane. Nel 2003, inoltre, si aggiudica il Pallone d’oro. Un anno dopo il ritiro entra nel Cda della Juventus di cui, dal 2015, è vicepresidente. Il suo soprannome da giocatore era ‘Furia Ceca’.

Mario MANDZUKIC: Croato, in Patria si mette in luce in qualche club minore, prima di esplodere con la gloriosa Dinamo Zagabria, con cui fa incetta di trofei. Nel 2010 viene così acquistato dai tedeschi del Wolfsburg e, due anni dopo, passa al Bayern Monaco. Coi bavaresi alla prima stagione vince tutto: Supercoppa di Germania, Bundesliga, Coppa di Germania e Champions League, segnando nella finale della prima e dell’ultima. Nella seconda stagione arrivano il bis in campionato e in coppa nazionale, cui si aggiungono la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club. Nell’estate del 2014 passa all’Atlético Madrid, risultando subito decisivo per la conquista della Supercoppa spagnola, segnando il gol della vittoria nella finale di ritorno contro i ‘cugini’ del Real, dopo l’1-1 dell’andata. La sua stagione in Spagna non è però delle migliori e così, nell’estate del 2015, passa alla Juventus. Pure in bianconero si presenta subito segnando nella Supercoppa nazionale, primo trofeo che mette in bacheca. A fine stagione arriverà anche la doppietta campionato-Coppa Italia. La stessa si ripete nella sua seconda annata bianconera, che lo vede inoltre segnare il momentaneo 1-1 – con un gol da cineteca – nella finale di Champions League poi persa contro il Real Madrid.

Allenatori

Jenő KAROLY: Primo allenatore professionista nella storia della Juventus, arriva nel 1923 per volontà di Edoardo Agnelli, che lo ingaggia dal Savona. Getta le basi per creare la squadra che vincerà il titolo 1925-’26, il primo sotto la proprietà della Famiglia. Anche se lui non potrà festeggiarlo: muore infatti di infarto il giorno prima della finale Nord contro il Bologna. La squadra viene affidata al suo prolungamento in campo, il centromediano Jozsef Viola(k), che condurrà i compagni alla vittoria prima sui rossoblù, e poi nella finalissima nazionale contro l’Alba Roma.

Carlo CARCANO: Varesino, dopo una carriera da giocatore nell’Alessandria, nel 1924 inizia la carriera da allenatore nella Valenzana. L’anno dopo è all’Internaples, quindi alla ‘sua’ Alessandria, che lascia nel 1930 per approdare alla Juventus. Coi bianconeri rimane fino al dicembre del 1934, quando deve lasciare per voci su una sua presunta omosessualità, all’epoca tema decisamente tabù. Sarà il grande condottiero del ‘Quinquennio d’oro’, conquistando 4 Scudetti in 4 anni. Dopo la Juve farà brevemente il vice al Genoa, non allenando più fino al 1941, alla Sanremese. Nel Dopoguerra guiderà Inter e Atalanta, facendo poi il direttore tecnico all’Alessandria e alla Sanremese, ritirandosi definitivamente nel 1953. È morto nel 1965.

Jesse CARVER: Inglese di Liverpool, arriva alla Juventus dal Millwall, nel 1949. Riporta i bianconeri allo Scudetto dopo il lungo digiuno che durava dal ‘Quinquennio d’Oro’. Rimane anche per la stagione successiva, quindi torna in Patria. In Italia si rivedrà poi sulle panchine di Marzotto Valdagno, Torino, Roma, Lazio, Inter e Genoa. È scomparso nel 2003.

Carlo PAROLA: Già bandiera bianconera da giocatore (infatti lo trovate anche in un’altra sezione di questo speciale), sulla panchina bianconera approda nel 1959, dopo 3 stagioni sulla panchina dell’Anconitana. Inaugura la stagione vincendo subito la Coppa Italia, nella tarda finale dell’edizione 1958-’59. E la chiude con Scudetto e bis di coppa. La seconda stagione vince di nuovo lo Scudetto, dopo il quale lascia per incomprensioni con la dirigenza, dalla quale verrà però richiamato pochi mesi più tardi. Il rientro è però fallimentare, e così lascia a fine stagione e riparte dal Prato, addirittura in Serie C2, portandolo all’immediata promozione. Seguono due anni di stop e due esperienze distinte sulla panchina del Livorno. Nel 1968 va ad allenare il Napoli, e l’anno dopo il Novara, dove rimarrà fino al 1974, quando torna alla Juventus, vincendo nuovamente lo Scudetto al primo tentativo. L’anno dopo però gli sarà fatale la perdita del titolo in favore dei ‘cugini’ del Toro, che chiude la sua carriera di allenatore. Rimarrà comunque in società per alcuni anni come osservatore. È morto nel 2000.

Heriberto HERRERA: Paraguiano, detto ‘HH2’ in opposizione all’Herrera dell’Inter, Helenio, costruisce la sua carriera di allenatore in Spagna, dove aveva chiuso quella da calciatore. La Juve lo prende nel 1964, dall’Elche, e con lui in panchina conquista subito la Coppa Italia. ‘Sergente di ferro’, il suo stile fa scappar via Sivori e fa nascere la storia della Juve operaia, che vince lo Scudetto nel 1966-’67. Rimane fino al 1969, quando passa all’Inter. Allenerò poi Sampdoria e Atalanta, prima di tornare in Spagna, dove chiude al Las Palmas nel 1982. È stato anche Ct del Paraguay. È scomparso nel 1996.

Cestmir VYCPALEK: Cecoslovacco di Praga, alla Juve era passato anche da giocatore nella stagione 1946-’47, cui erano seguiti 5 anni al Palermo e 6 al Parma. Proprio dal capoluogo siciliano parte la sua avventura da allenatore, che lo vede guidare anche Siracusa, Marzotto Valdagno, Juve Bagheria e Mazara. Nel 1970 arriva la chiamata della Juventus, che lo ingaggia per le proprie giovanili. Nella primavera del 1971, con l’improvvisa morte di Armando Picchi, viene promosso alla guida della prima squadra. Vi rimarrà fino al 1974, conquistando 2 Scudetti consecutivi e giocando la finale di Coppa dei Campioni e Intercontinentale (al posto dell’Ajax) nel 1973. Sostituito da Carletto Parola, rimane nei quadri della Juventus come osservatore. Zio di Zdenek Zeman, tornato a vivere a Palermo, è morto nella mattinata del 5 maggio 2002, a poche ore da una delle più grandi gioie della storia bianconera.

Giovanni TRAPATTONI: Grande giocatore del passato milanista, dopo una breve esperienza sulla panchina rossonera viene scelto a sorpresa da Boniperti nell’estate del 1976 per rifondare la Juventus. Avrà inizio un decennio in cui i bianconeri vinceranno tutto: 6 Scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea. Passa quindi all’Inter, con cui vince uno Scudetto, una Coppa UEFA e una Supercoppa Italiana, per poi tornare nel 1991 alla corte della Signora. Al primo anno è secondo posto in campionato e finale di Coppa Italia persa con il Parma. Il secondo anno arriva la Coppa UEFA, il terzo e ultimo un altro secondo posto in classifica. Allenerà poi il Bayern Monaco (2 volte), il Cagliari, la Fiorentina, il Benfica, lo Stoccarda e il Salisburgo. Sarà inoltre Ct dell’Italia e dell’Eire. Con 14 trofei conquistati è l’allenatore più vincente nella storia della Juventus.

Marcello LIPPI: Partito come tecnico dalle giovanili della Sampdoria, dopo un po’ di gavetta (Pistoiese, Cesena, Atalanta) approda al Napoli. Quindi, nell’estate 1994, viene scelto come allenatore della ‘Rivoluzione bianconera’, quella che pensiona definitivamente Boniperti come dirigente e apre l’epopea della cosiddetta ‘Triade’, formata da Bettega, Giraudo e Moggi. Lippi riporta subito lo Scudetto a Torino dopo 9 anni, conquistando anche la Coppa Italia e perdendo la finale di Coppa UEFA tutta italiana con il Parma, rivale anche nelle altre due competizioni. Guida i bianconeri fino al gennaio 1999, quando rassegna le dimissioni dopo un periodo negativo, e con un accordo già noto per la stagione successiva con la grande ‘nemica’ di quegli anni, l’Inter. La sua esperienza nerazzurra è fallimentare e, in quello stesso periodo, anche i bianconeri non vincono nulla. Risultato? Via il suo sostituto Ancelotti, ed ecco il Lippi-bis nell’estate 2001. Il ritorno del tecnico viareggino significa nuovamente Scudetto. Il tecnico lascia definitivamente la Juventus nell’estate del 2004, dopo aver vinto: 5 Scudetti, una Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea. Con la Juventus ha inoltre giocato altre 3 finali della massima competizione europea. Diviene quindi Ct dell’Italia, con qui vince il Mondiale 2006. Tornerà successivamente sulla panchina azzurra, quindi emigrerà in Cina, divenendo il primo allenatore nella storia del calcio ad aver vinto sia la Champions League europea sia quella asiatica, conquistata con il Guangzhou Evergrande. Attualmente è Ct della Nazionale cinese.

Antonio CONTE: Già capitano amatissimo a cavallo tra gli Anni ’90 e i primi Duemila (avrebbe anche potuto finire tra la lista dei centrocampisti), torna in bianconero da allenatore nel 2011, con la squadra reduce da due settimi posti consecutivi e fuori dalle coppe europee. La conduce subito allo Scudetto e alla finale di Coppa Italia, conquistando il Tricolore anche nelle due annate successive, l’ultima chiusa con il record di 102 punti. Mette inoltre in bacheca anche 2 Supercoppe italiane. Lascia al primo giorno di ritiro dell’estate 2014, a seguito di dissidi con la società. Accetta quindi l’incarico di Ct della Nazionale, che guida per un biennio e trasferendosi poi in Inghilterra, al Chelsea, squadra che allena tuttora.

Massimiliano ‘Max’ ALLEGRI: Arriva alla Juventus nell’estate 2014, per rimpiazzare il dimissionario Conte. Accolto male dai tifosi per il suo recente passato milanista, porta subito la squadra a sfiorare il Triplete, conquistando Scudetto, Coppa Italia e finale di Champions League. L’anno successivo centra nuovamente la doppietta campionato-coppa nazionale, anticipate dalla vittoria in Supercoppa italiana. Quindi, alla terza stagione, altro Triplete sfiorato, conquistando per la terza volta consecutiva Scudetto e Coppa Italia, e centrando nuovamente la finale di Champions League.

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.