Gli US Open come trionfo della varietà

Dalla linea di fondo alla rete, dai colpi alti e lenti ai missili a fil di nastro, per tornare poi al serve and volley ma passando per l’era dei colpitori spagnoli: differenti stili e varie correnti di pensiero si sono date il cambio sui campi di tutto il mondo, alternando una diffusione quasi totale al serio rischio di estinzione sportiva. Ere gloriose e memorabili. Ma mai nessuna di esse, fino ad una decina d’anni fa, aveva mai visto presenziare contemporaneamente  e sugli stessi campi una così vasta gamma di stili.

Il duello ideologico fra McEnroe e Agassi a Wimbledon 1992, che porta alla mente l’ancor più celebre dualismo dello stesso McEnroe con Borg, ruotava attorno al confronto fra gioco a rete e martellate da fondo che a tratti tanto ricorda quello più recente fra Federer e Nadal. Ma se li mettiamo a paragone, troviamo tante somiglianze dal punto di vista del gioco quante differenze circa quello del contesto in cui si trovano. Mentre il Kid di Las Vegas dava il via ad una generazione di atleti restii alla corsa in avanti, il campione svizzero e il leggendario rivale crescevano liberi di adattare il loro tennis alle proprie innate e congenite caratteristiche. Sono nate cosi generazioni che anno dopo anno hanno sperimentato sempre più varietà di stili e imprevedibilità, fino ad arrivare all’innegabile trionfo dell’eterogeneità proprio nel disputarsi del più recente slam.

Lo US Open 2019 ha visto fronteggiarsi atleti con abilità e qualità spesso totalmente opposte, allenate in maniera talmente maniacale da potersi ritrovare, pur con leggere pecche in altri fondamentali, a puntare dritto verso la cima del monte. Dal preciso tocco di Roger alla solidità di Wawrinka, dai 106 punti vinti a rete in un solo match della Towsend al rifiuto verso il lob e il cieco amore per la precisione della Halep, dalla potenza dei rovesci di Shapovalov ai servizi di Berrettini, fino ad arrivare alla stoica e sempre impressionante compattezza difensiva del vincitore. 

Certo, la varietà di talenti è sempre esistita e mai cesserà di accompagnarci in ogni ambito della nostra società, ma mai qualche anno fa ci saremmo sognati di esaltare fino a perdere la voce il gioco di quel goffo e incredibile russo che risponde al nome di Daniil Medvedev, autore di colpi indecifrabili e apparentemente senza senso, talmente efficaci da spingere a un centimetro dal baratro anche Rafa Nadal,

E se siamo accompagnati infine dal rammarico per ciò che la precoce eliminazione di altri talentuosi atleti ci ha tolto, ci consola il pensiero che, in questo momento, sconosciuti campioni dagli stili differenti sono pronti a rendere ancor più unica questa nuova epoca del tennis.

Jacopo Brama

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Un lunedì di tanti anni fa, seduto all’ultimo banco di una terza elementare, conobbi la prima pagina della Gazzetta e ne rimasi folgorato. Qualche primavera dopo porto nel cuore lo stesso sogno: trasmettere al mondo sentimenti ed emozioni che solo lo sport sa regalare.

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