Tanto di Cap(p)ello

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Fabio Capello è antipatico, la sua Juve era brutta da vedere (ma siccome vinceva si preferiva definirla “cinica”) e con Del Piero ha sbagliato alla grande. Ciò premesso, l’attuale CT della Nazionale russa ha ragione da vendere per quanto riguarda l’affermazione sullo stato della nostra Serie A.

Capisco che al borioso Antonio Conte possa bruciare sentirsi dire che vince (anche) perché gioca in un campionato piuttosto scaduto rispetto agli ormai antichi fasti, però è la tragica realtà.

Il calcio italiano si è impoverito, intristito, ha perso centralità e mangia la polvere in tante piccole grandi questioni rispetto ai campionati dei Paesi top.

Nessuno nega che questa Juve sia la squadra più forte del campionato, né che possa schierare delle vere e proprie eccellenze nella sua formazione titolare (nello specifico, il centrocampo), però complessivamente non è certo una rosa paragonabile a quella che aveva per l’appunto Capello, per non parlare poi dei tempi di Lippi (specie nel suo primo periodo in bianconero).

E le avversarie? Lippi vinceva nella Serie A delle cosiddette “Sette Sorelle”, avendo la meglio (quasi sempre) con il Milan “invincibile” di Capello  stesso, con l’Inter del Moratti spendaccione, col duo del “latte miliardario” Parma-Lazio.

Certo, nel post Calciopoli nessuno ha ottenuto i risultati di Conte. Ma, senza tornare a Ranieri, soffermiamoci sui due infausti campionati che hanno preceduto l’avvento del tecnico leccese, quelli cui lui stesso piace far riferimento per ricordare che prima di lui si arrivava da due settimi posti. La squadra di Ferrara/Zaccheroni aveva come squadra da battere l’Inter che quell’anno ha vinto il Triplete (unico e straordinario picco in un calcio italiano già pesantemente in declino, merito più di chi stava in panchina di chi andava in campo). A Delneri, toccava forse un campionato meno difficile ma a lui hanno comprato Jorge Martinez, mica Pirlo e Vidal…

Conte la smetta quindi di sentirsi “il meglio fico del bigoncio”: sarebbe interessante vedere cosa farebbe questa sua Juve spostata indietro di 5 anni o, viceversa, cosa riuscirebbe a tirar fuori lui dalle Juventus perdenti dei suoi predecessori.

Il tecnico bianconero sa indubbiamente scegliersi ottimi modelli, vedi i continui riferimenti a Lippi o il paragone, che certo a lui non dispiace, che i media fanno con Mourinho.

Peccato che da questo pantheon lui prenda solo alcune parti, e nemmeno le migliori.

Se avesse ad esempio la bravura nella rotazione – specie nel reparto più importante, ossia il centrocampo – che aveva Lippi (nella Juve che con lui vinse la Champions si giocavano una delle tre maglie, a turno, Paulo Sousa, Deschamps, Jugovic, Di Livio e proprio Conte) o la capacità di ribaltare la squadra in un baleno come faceva Mourinho cambiando anche tutti e tre i giocatori disponibili all’intervallo, figure come quelle di Verona ce le saremmo risparmiate.

Perché si vede quando un giocatore è stanco e/o non concentrato al 100% mentalmente. Come ha fatto giustamente notare Massimo Mauro dagli studi di Sky, dopo la rimonta subita con l’Hellas, magari quando uno si accorge che comunque ha il posto assicurato, un po’ molla. Il turnover serve anche a questo, non solo a far riposare le gambe dei campioni, dato che gioca anche la testa, non solo i piedi.

E magari certi accorgimenti, che a un allenatore possono sfuggire perché già impegnato a partorire schemi (e pazienza se sono due anni e mezzo che si vedono sempre e solo i lanci di Pirlo e quelli di Bonucci, i mille passaggi indietro e una macchinosità ad arrivare in porta che manco l’Ajax di Van Gaal, che comunque lo faceva con bel altra brillantezza di gioco complessiva) o a difendere “i suoi ragazzi” (salvo poi dimenticarseli in panchina per l’eternità o quasi…vedi che, prima del Chievo, ha subito Marchisio), ecc., potrebbe suggerirli la società. Ma anche quella è in linea con la media attuale. É la migliore (forse!!!) di un campionato mediocre.

 

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.