Terzo posto messo in banca. Per Avellino A? ora di riflettere.

Foto Franco Notarianni

Il derby A? sempre una partita particolare. Ma i segnali che vengono da CasertaA�non possono passare inosservati. Il terzo quarto A? un campanello d’allarme preoccupante. Non tanto dal punto di vista numerico (passare dal +15 al -3 A? possibile quando giochi fuori casa e quando gli avversari si giocano una delle ultime occasioni di mettere in ghiaccio una salvezza non ancora raggiunta) ma dal punto di vista fisico e tattico. L’involuzione del gioco dei biancoverdi non A? cosa che nasce oggi ma ha radici piA? profonde. GiA� prima della sconfitta a Torino si era notato che qualcosaA�iniziava a non andare per il verso giusto.

Sacripanti A? stato bravo sia a bordo campo che poi in sala stampa a nascondere questi piccoli passaggi a vuoto, queste scricchiolii che minavano la gestione della partita. Ma erano sotto gli occhi di tutti. Nemmeno a farlo apposta, sono coincisi con il minutaggio sempre piA? basso di Severini. Non stiamo dicendo che Sacripanti abbia trovato nel giovane cestista biancoverde il capro espiatorio, affatto. L’impegno A? stato sempre massimo e anche i risultati sono stati piA? che buoni. Stiamo perA? dicendo che, non essendo stupido, quando ha sentito gli terreno cedere sotto i piediA�ha deciso di affidarsi decisamente agli uomini che gli avevano consentito di iniziare la striscia positiva. Ed allora Leunen, Nunnally e il gioco con due play sono diventati come non mai essenziali per il team avellinese.

Niente di grave, ovviamente. Stiamo parlando di una squadra che ne ha vinte 14 perdendone solo una e nel mezzo A? arrivata in finale di Coppa Italia. Ma i segni di un certo livello di affaticamento ci sono. Anche lo stesso Veikalas che tanto aveva dato uscendo dalla panca, A? apparso molto appannato e decisamente fuori dagli schemi offensivi. La Scandone non ha giocato male. Ma ha sofferto. Ogni punto fatto se l’A? dovuto sudare. Per assurdo A? stato piA? semplice vincere contro Milano sia in casa che in terra lombarda che contro Caserta. E la Juve CasertaA�non A? neppure lontanamente paragonabile alla formazione meneghina. Il saldo negativo di 18 rimbalzi A? un altro di quei campanelli d’allarme di cui parlavamo. Il reparto lunghi non A? diventato scarso tutto d’un colpo. Ma A? cambiato l’approccio difensivo. Mancano gli aiuti, manca la concentrazione necessaria per capire dove vada a finire la palla dopo che ha toccato il ferro.

Il basketball ovviamente non A? una scienza esatta. Se lo fosse, Caserta tra andata e ritorno avrebbe dovuto subire uno scarto nell’ordine dei sessanta punti totali. Questa A? piA? o meno la differenza che c’A? tra le due squadre, tra i due quintetti e tra le due panchine. Se questo non A? successo A? un problema che non va sottovalutato. Ed A? proprio quando si vince che bisogna lavorare su queste cose. PerchA� lo si fa con piA? tranquillitA� e con piA? facilitA�. Mostrare i nervi scoperti dopo Torino poteva essere assai deleterio. Farlo dopo due vittorie A? sintomo di una squadra che vuole crescere per affrontare come si deve i play off e gli impegni sul parquet che si succederanno al ritmo di uno ogni tre giorni.

Foto Franco Notarianni

Sacripanti deve in fretta trovare una soluzione ad almeno tre ordini di problemi. Primo. PuA? capitare una partita in cui le triple stentano ad entrare. Ed allora bisogna saper trovare soluzioni alternative che non per forza debbono passare per i tentativi di penetrazione dei play. Secondo. Gli aiuti, indispensabili nel gioco difensivo di Pino, non debbono essere la causa del mancato posizionamento dei lunghi a rimbalzo. Se Cervi o Leunen escono dal pitturato per aiutare il reparto piccoli, Nunnally deve necessariamente avvicinarsi al ferroA�per non lasciare rimbalzi facili agli avversari. Da questo punto di vista andrebbero tirate le orecchie ad Ivan Buva autore troppo spesso di taglia fuori che fanno piA? male ai compagni che agli avversari. Terzo. Le rotazioni. Non A? pensabile affrontare i play off ruotando solamente setteA�giocatori e tenendo Pini e Veikalas con un minutaggio bassissimo. PuA? andarti bene una volta. Due. Forse anche per tutta una serie. Ma alla lunga l’impossibilitA�A�di dare 10 minuti di respiro a Leunen, Nunnally e Ragland peserA�. E si pagherA�A�dazio. Non ci vuole la sferaA�di cristallo per dirlo. L’hanno detto i play off dello scorso anno, ad esempio. L’ha detto Milano che A? giA� da due mesi che si A? attrezzata per avere almeno nove uomini in grado di partire nello starting five e di fare a meno di campioniA�del livello di Gentile. Stiamo qui a chiedere acquisti? Assolutamente no. Ma A? necessario coinvolgere maggiormente chi fino ad ora ha avuto un ruolo piA? che marginale nelle rotazioni. E’ essenziale. Non c’A? altra via percorribile quando si gioca ogni 72 ore.

MVP. Ragland A? una spanna sopra a tutti gli altri. Green con un paio di triple ha tenuto botta ai tentativi di Caserta di rientrare in partita ma Joe A? stato costantemente la spina nel fianco della difesa bianconera. A parte i 33 punti di valutazione, i 6 assist, bisogna sottolineare che A? il secondo rimbalzista della squadra e l’uomo con la migliore percentuale dall’arco (assieme al sontuoso Marteen Leunen). Ha giocato 36 minuti come se non ci fosse un domani ed A? l’unico che non ha mai perso la testa quando Caserta produceva il massimo sforzo per rientrare in partita.

Dietro la lavagna. Cervi e Buva, i due pivot della Scandone prendono rispettivamente 2 e 3A�rimbalzi. Entrambi danno quasi mezzo metro a Marques Green che di rimbalzi ne ha presi 4. Come disse qualcuno, “c’A? qualquadra che non cosa“.

I coach. Dell’Agnello le prova tutte per mettere in difficoltA� Avellino. In realtA� se i biancoverdi non facessero una colossale dormita nel terzo periodo staremo a parlare di una sconfitta ancora piA? netta di quella che dicono punteggio e statistiche. Con un Bobby Jones e un Dario Hunt in queste condizioni psicofisiche la salvezza non A? poi cosA� distante. Preoccupa perA? la mancanza di reazione ogni volta che la Scandone decide di mettere il piede sull’acceleratore. Sacripanti sa di basket come pochi altri in Italia. Capisce le difficoltA� della propria squadra e corregge in corsa il lungo passaggio a vuoto che porta Caserta dal -15 al +3. Non ha il solito apporto dal reparto lunghi ed A? il solo Leunen a tirare la carretta a rimbalzo. Nonostante questo si affida alla coppia di play migliore del campionato per risollevare le sorti di un incontro che poteva mettersi sugli stessi binari di quello dell’andata. Da rivedere anche l’utilizzo di Acker abbastanza avulso dalla manovra offensiva anche se sempre prezioso nel contenere il proprio avversario in difesa.

Il pubblico. Caserta meriterebbe per blasone e per numero di presenze ben altra posizione in classifica. Il derby A? sempre una partita speciale e i tifosi accorrono in buon numero sostenendo la propria squadra per quaranta minuti. Nello spicchio biancoverde c’A? grande fermento e grande passione. Quello che sta compiendo Sacripanti A? il vero miracolo sportivo dell’anno. Se la stagione finisse oggi parleremmo giA� di magnifica stagione. Ma il bello deve ancora venire.

Nota di colore. “Green cazzea…“. E’ questo il meme piA? utilizzato della stagione biancoverde. Marques Green A? l’allenatore in campo. Striglia tutti i compagni. Quando A? in panchina incita chi sta in campo e spiega basket a chi siede con lui. Ha un approccio carnale alla partita. CosA� A?. CosA� ci piace.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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