Torna in campo Zanetti, l’Inter non trascendentale regola un Livorno inesistente

Inter-Livorno

Allo stadio Meazza si consuma il secondo anticipo della dodicesima giornata, i nerazzurri reduci dalla bella vittoria di Udine affrontano il Livorno, reduce dal match vincente contro la��Atalanta che la��ha momentaneamente allontanato dalla zona a rischio retrocessione della classifica.

Ea�� una serata ideale per giocare a calcio, pare piA? settembre che novembre, gli spettatori totali sono perA? poco meno di 40.000, solo 10.000 i paganti.

I padroni di casa devono ancora fare a meno di Hugo Campagnaro, per il resto la formazione A? la solita di Mazzarri con il solo Palacio davanti supportato da Guarin, mentre nella difesa a tre il centrale A? Rolando, ai suoi lati Ranocchia a destra e Samuel a sinistra. Taider la spunta su Kovacic in mezzo al campo col tradizionale quartetto Nagatomo ed Jonathan ai lati e Cambiasso ed Alvarez piA? centrali. Oltre al recuperato Belfodil, in panca siede ancora Zanetti, per lui si ventila addirittura giA� un possibile ingresso in campo nel caso la partita lo richiedesse, insomma Pupi A? definitivamente tornato, un bel gadget per questa Inter dalle vele spiegate.

Nel Livorno Siligardi vince il ballottaggio delle punte con Emeghara, per il resto formazione piuttosto coperta, difesa a tre ma ben cinque centrocampisti nella speranza di tenere a bocca asciutta le bocche da fuoco nerazzurre, che con due gol appaierebbero ( a quota 29) le migliori Inter di sempre in fatto di realizzazioni, quella del triplete di Mourinho col folletto Etoa��o e di Simoni col fenomeno Ronaldo.

La��inizio gara per i nerazzurri A? conforme alle attese, molta pazienza e grande circolazione di palla nella speranza di trovare il pertugio giusto per un Palacio che fa molto movimento e forse rientra anche troppo a centrocampo a recuperar palloni. La��impressione comunque A? che la��Inter possa passare da un momento alla��altro, il Livorno davanti A? proprio nullo. Un paio di cross molto pericolosi dalla destra sono la��avvisaglia del gol che infatti arriva puntuale alla mezzora, in veritA� frutto di un goffo autogol di Bardi su ennesimo cross insidioso e radente di Jonathan.

La curva nerazzurra continua incessantemente a cantare dal primo minuto, molti cori sono di ringraziamento per il presidente Moratti, per lui anche un gigantesco striscione che ricorda gioie e dolori dei diciotti anni passati assieme.

Per il restante quarto da��ora Inter in totale controllo del match (compreso un pericolosissimo diagonale di Alvarez a filo da��erba che Bardi sventa in angolo con la punta delle dita) ed una reazione amaranto inesistente.

La ripresa inizia sulla falsariga del finale della prima frazione, la��Inter ben raccolta attende gli amaranto nella propria trequarti per pungere alla prima occasione con un ficcante contropiede. A�

Detto…(quasi) fatto!A�Al ventesimo Nagatomo si invola sulla fascia, perfetto il cross per Palacio che da non piA? di tre metri tocca di piatto con sufficienza, Bardi para senza problemi. Ancora Palacio si mangia un gol dal dischetto, nuovo piattone senza pretesa su un perfetto assist rasoterra di Cambiasso da tambureggiante azione sugli sviluppi del quinto corner nerazzurro.

La��ingresso di Emeghara per uno spento Siligardi regala un poa�� di brio in piA? alla��attacco livornese, i nerazzurri giochicchiano e sbagliano passaggi in serie, tanto che alla mezzora cominciano i primi fischi di un esigente ma sagace pubblico di casa, un solo gol di scarto non regala certezze ai meneghini.

Bravo Mazzarri a capire la��impasse nerazzurro, ci vuole la��ingresso di Zanetti al trentaseiesimo, al posto della��affaticato Taider, per mutare i fischi in applausi e risvegliare cosA� da��incanto i cori di gioia dalla curva nord.

Tre minuti dopo scatta un autentico boato per Pupi, che nella zona centrale innesta il turbo prima di servire Nagatomo per una��azione che non dA� sviluppi positivi. La��infortunio di Jonathan, al quarantunesimo, con la��Inter che ha esaurito i cambi (Kovacic, Belfodil e Zanetti erano giA� subentrati) costringono Palacio addirittura a fare il terzino. Sembra il preludio di una manciata di minuti di sofferenza ma il calcio non ha logica.

Zanetti compie la��ennesima magia, con una��inaspettata percussione sulla destra serve Kovacic che zigzaga verso la��aria avversaria e serve Nagatomo appena dentro la��area: tiro a botta sicuro che Bardi riesce solo a deviare leggermente, la palla si insacca comunque alla sua sinistra. Due a zero, uguagliato l’attacco dei record, inchino alla giapponese per Nagatomo e per l’Inter cinica di WM.

Al fischio finale, mentre il Livorno si raccoglie a centrocampo per il consueto cerchio magico, lo stadio tributa il giusto coro a Zanetti, da pelle da��oca la standing ovation ed il coro che rimbomba sugli spalti: a�?Un capitano, ca��A? solo un capitanoa�?. Zanetti ringrazia commosso, battendosi il pugno sul petto ed andando verso la nord a ringraziare per il commovente tributo ricevuto.

Tre punti che fanno del bene ad un Inter spietata e che permettono alla squadra milanese di rimanere nella scia del terzetto di testa in attesa del risultato di Juve-Napoli che sancirA� il nuovo ridotto divario da una o entrambe le contendenti (in caso di pareggio).

A fine gara Mazzarri esalta le qualitA� del capitano definendolo a�?bionicoa�?, torna sulla��addio del presidente dispiacendosi di non averlo piA? in futuro tra i piedi, esalta la prestazione della sua squadra per la concretezza e non per il gioco espresso, ma poco importa, la cosa piA? importante di questa giornata A? il ritorno in campo e soprattutto nello spogliatoio di Zanetti, lui potrA� essere la��arma giusta per dare ancora piA? carica ai ragazzi e colmare il piccolo gap con le squadre che precedono i nerazzurri in classifica. A�

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Veronese, alle soglie dei 50 anni ha 5 amori (Barbara, Jacopo, Joe, l'Inter e L'Hellas) e per non essere da meno pure 5 amanti (la corsa, la bici, la fotografia, la scrittura e lo sport in generale). Sportivamente parlando vanta un paio di record di cui va fiero: maggior numero di sport praticati in vita (ne ha perso il conto) nonché maggior numero di infortuni e fratture (che gli hanno valso il meritato soprannome di Swarosky). Nella sua quarantennale carriera sportiva è stato giocatore, guardalinee, arbitro, dirigente, presidente, allenatore, giornalista-fotografo-scrittore sportivo...Sta seriamente pensando di taroccare la carta d'identità per poter partecipare al corso arbitri e chiudere il cerchio per entrare nel guinness dei primati. E' fondatore e promotore di SportBloggers.

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