Vado…a vincere la prima Coppa Italia

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Vado Ligure, provincia di Savona, Liguria. Cittadina nel cui stadio, il a�?Ferruccio Chittolinaa�?, gioca il Vado F.C., squadra che milita nel girone A del Campionato Nazionale Dilettanti. E che ha un merito non da poco: A? la squadra che ha vinto la primissima edizione della Coppa Italia. E siccome in questi giorni, di quella che oggi si chiama TIM Cup, si stanno disputando le fasi eliminatorie che porteranno poi ad entrare in gioco anche le a�?grandia�? di Serie A, mi sembrava interessante parlare di questa storia. Anche perchA� da poco piA? di un mese la squadra ligure ha compiuto i suoi primi 100 anni di vita, essendo stata fondata il primo novembre (come la Juve) 1913.

La squadra nasce su iniziativa di tal Angelo Morixe, che convoca alcuni amici con i quali redige il primo statuto costitutivo del a�?Vado Foot Ball Cluba�?. Il primo presidente A? Lino Pizzorno e i colori scelti sono quelli della squadra simbolo della Liguria (nonchA� potenza del calcio di quegli anni, il Genoa, dando cosA� vita a quella che i tifosi vadesi chiamano a�?Leggenda Rossoblua�?, oltre che a una storica e consolidata amicizia col Grifone, chiamato per inaugurare di volta in volta i diversi campi da gioco.

Nei primi anni, caratterizzati dalla concomitanza con la Prima Guerra Mondiale, il Vado partecipa a diversi tornei regionali e interregionali, affrontando altre squadre del a�?vicinatoa�? quali Savona, Veloce, Speranza e Varazze, fino al 1919, quando prende parte al primo campionato regionale organizzato dalla FIGC. La��exploit arriva un paio di campionati piA? tardi, quando la squadra vince il campionato e, soprattutto, la neonata Coppa Italia.

Ad oggi il Vado A? la��unica squadra, insieme al Napoli, ad aver alzato il trofeo non militando nella massima serie. La coppa gliela regala il non ancora diciottenne Virgilio Felice Levratto, autore del goal che in finale giustizia la��Udinese (e suo quinto personale nel torneo, sarA� vice-capocannoniere), nel a�?tempo a oltranzaa�?. Si, perchA� non ca��erano i rigori e valeva la regola che dopo i novanta minuti regolamentari e i trenta supplementari, si sarebbe giocato a oltranza, fino a che una delle due squadra non avesse segnato, determinando la fine immediata della��incontro. Una formula antesignana del cosiddetto a�?golden goala�?, che doveva perA? arrivare entro il tramonto; viceversa il match sarebbe finito e lo si sarebbe dovuto ripetere a campi invertiti, come funziona tutta��oggi nella Coppa da��Inghilterra. Ma la sfida non dovette arrivare al replay di Udine, e cosA� quel 16 luglio 1922 i tifosi di casa poterono portare in trionfo il loro giovane bomber (che sarebbe passato anche da Verona, nella stagione 1924-a��25, segnando 15 reti in 20 partite), mentre il capitano Enrico Romano (detto a�?Testina da��Oroa�? per la��abilitA� ad andare in goal di testa) alzava al cielo il trofeo.

Questa la a�?storicaa�? formazione: Babboni I; Masio, Raimondi, Negro, Cabiati; Roletti, Romano, Esposito, Babboni II; Marchese, Levratto.

Un torneo a�?stranoa�?, la prima Coppa Italia, con numero di partecipanti dispari, squadre che passavano il turno per sorteggio e la��assenza di tante a�?biga�?. Erano infatti gli anni della a�?ribellionea�?, dei due diversi campionati e dello scudetto a�?bifrontea�? del 1921-a��22, con la Novese campione da��Italia FIGC e la Pro Vercelli scudettata nel campionato alternativo delle a�?grandia�? denominato CCI (Confederazione Calcistica Italiana).

Ma questo non va comunque a sminuire quanto realizzato dai liguri, che vinsero un torneo alla quale prendevano comunque parte la stessa Novese, il Parma, la Triestina, la Lucchese e il Club Sportivo Firenze, da cui poi nascerA� la Fiorentina.

La��anno dopo la squadra prende parte al campionato di Seconda Divisione, la��antesignana della��attuale Serie B, arrivando seconda del girone A Nord Italia. La��anno successiva A? terza, quindi si salva agli spareggi nel 1925, ma nel a��26 retrocede, salvo essere poi ripescata. Nel frattempo si susseguono varie riforme dei campionati, e la squadra balla tra la terza e la quarta serie per diverse annate.

Nel 1934-a��35 si trasforma in A.C. Vado e la��anno successivo agguanta la promozione in Serie C, dover rimarrA� fino al fallimento del 1940. La squadra rinasce nel 1945, tornando alla vecchia denominazione di Vado FBC e, dopo un anno tra i dilettanti, viene riammessa da��ufficio in Serie C quale ex vincitrice della coppa nazionale. Dopo un paio da��anni arriva la retrocessione tra i dilettanti, da dove non tornerA� piA? nel professionismo, ballando tra le varie categorie e raggiungendo al massimo la Serie D. Riconquistata qualche mese fa, vincendo il proprio girone di Eccellenza.

Prima di chiudere, alcune curiositA�: a Vado A? nato il mitico Bacigalupo, portiere del Grande Torino, che nel Vado ha mosso i suoi primi passi, come pure, gli altri, Christian Panucci.

Infine, qualcosa da sapere su quella prima storica Coppa Italia: il trofeo originale, in argento, A? andato distrutto durante il Fascismo. Nel 1992, nel settantesimo anniversario della storica a�?impresaa�?, la FIGC donA? una copia della coppa, conservata nella vetrina della sede della Cassa di Risparmio di Savona.

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Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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