Valerio Green sotto le gambe e Avellino vince.

downloadDoveva essere la partita della conferma e cosA� A? stato. Avellino cercava di infilare il primo filotto stagionale. Tre partite consecutive vinte, due in trasferta e una di queste in Champions League. Alla squadra tifoseria e coach non potevano chiedere di piA?. Oggi quello che contava era innanzitutto il risultato. La fluiditA� in attacco, la difesa ossessiva, la concretezza e soprattutto la freschezza era ovvio che fossero obiettivi non alla portata di una formazione che veniva da una settimana di improbo impegno fisico e mentale. Da parte sua la VL provava ad invertire il trend che la vedeva come una delle cenerentole del campionato. Insomma, c’erano tutti i presupposti per vedere una partita decisamente brutta quale alla fine A? stata con le due squadre che mai nei quattro tempi sono riuscite a superare quota 20 punti realizzati. 28 palle perse (14 a squadra) caratterizzano ed evidenziano le lacune dimostrate dalle due formazioni. La differenza, quindi, l’hanno fatta le individualitA� e la panchina di Avellino che A? di valore assoluto decisamente superiore a quella di Pesaro. Poi Sacripanti ha la carta doppio play (Ragland-Green) da giocarsi. Quando la fase offensiva diventa farraginosa e non si trovano sbocchi per avvicinarsi a canestro, basta inserire il piccolo giocatore di Philadelphia per cambiare musica. Il reparto lunghi, che tanto aveva fatto tribolare anche in coppa, restituisce una prestazione dignitosa. Cusin soffre il pari ruolo pesarese e Fesenko si rende autore di falli che gli impediscono di gestire il minutaggio in maniera tranquilla. Nonostante questo dA� profonditA� all’attacco avellinese e, con lui in campo, il bonus falli dei marchigiani si assottiglia in pochi minuti. Punteggio finale di 55 a 60 ed ora focus puntato sulla partita di mercoledA� contro lo Strasburgo, finalista lo scorso anno di quella che era l’Europa Cup.

Il migliore in campo.

Nonostante i 21 punti di Ragland, A? Green che risolve la partita. In un match con punteggio cosA� basso, un plus minus di 13 giocando 29 minuti e partendo dalla panchina A? letale per ogni avversario. Con lui in campo la Scandone non sbaglia una scelta offensiva. Pecca di leggerezzaA�solo una volta perdendo la maniglia e consegnando una rimessa a Pesaro. Fa una rimessa con palla sotto le gambe di un avversario e assist per due punti facili faciliA�che a Valerio Spinelli saranno brillati gli occhi e fischiate le orecchie. Lui e Leunen, autore anch’egli di una prestazione di altissimo livello (14 punti, 4/7 da tre, 5 rimbalzi, 14 di +/-, 16 di valutazione) si contendono il titolo di MVP del match. Da Ragland, oltre alla grande dote di punti e alle capacitA� di penetrazione, ci aspettiamo una maggior efficacia quando A? lui a portare palla.

Il peggiore in campo

Obasohan A? bravissimo nel gioco in transizione. Esplosivo come pochi giocatori al mondo, perde il suo punto di forza quando c’A? da ragionare e giocare sul filo dei 24 secondi. Se a questo aggiungiamo che, dopo qualche sbaglio di troppo nelle partite precedenti, rifiuta di prendere un paio di tiri da tre, allora A? lui a dover andare dietro alla lavagna. In una serata giA� storta, inanella uno 0/2 ai liberi che non fa che accentuale la sua cattiva prestazione. Sacripanti si accorge della giornata no del proprio giocatore e gli fa fare molta panca. Ci sarA� modo di riscattarsi giA� mercoledA� contro lo Strasburgo, formazione che gioca in maniera completamente diversa da Pesaro e che potrebbe favorire il gioco che predilige il cestista belga della Scandone.

I coach

Bucchi ha cinque giocatori dotati di buone capacitA� difensive e atleticitA�. Sfrutta queste caratteristiche e per almeno due quarti mette in difficoltA� il gioco offensivo irpino. Disegna una gabbia perfetta fatta di raddoppi sui lunghi e pressione sul portatore di palla. FinchA� la condizione fisica regge, il gioco di Pesaro risulta premiante. Non appena A? costretto a cambiare e i titolari vanno in debito di ossigeno Avellino prende il largo. Sacripanti gioca la partita che aveva preparato. Il giocatore tenuto piA? in campo A? Ragland (32 minuti). Gli altri ruotano con costanza e l’apporto della panchina (75 minuti in 4) A? di ottimo livello. Thomas, al rientro dal piccolo infortunio, sparacchia al tiro e tende a giocare l’uno contro uno spalle a canestro. Per risultare vincente in questo gioco, ha bisogno di una condizione fisica che oggi non ha. Il coach avellinese puA? guardare ora con serenitA� agli impegni che verranno. MercoledA� la coppa e domenica al Paladelmauro sarA� il turno di Brescia, neopromossa che nel turno odierno ha dato del filo da torcere all’Armani Milano. Ma l’allenatore biancoverde A? perfettamente sul pezzoA�e guarda al futuro con grande serenitA�.

La prossima avversaria di Avellino

Nella prima partita di coppa lo Strasburgo ha perso nettamente a casa dei lituani della Juventus Utena, squadra non eccelsa e dalle poche individualitA� ma con un impianto di gioco tipicamente sovietico (si sarebbe detto un tempo). La squadra francese, invece, sembra non avere lo stesso mordente della scorsa stagione. In campionato ha subito 4 sconfitte e ha vinto un solo match. Avellino deve sfruttare questa falsa partenza e approfittare dell’occasione per mettere a referto un’altra vittoria. Da tenere sotto osservazione A.J. Slaughter e E. Walker, vecchie conoscenze del campionato italiano con le maglie rispettivamente di Biella e Veroli.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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