Verdetti da Shangai: la conferma di Medvedev e la nascita di una nuova era

Il torneo delle novità si conclude con un epilogo ormai per nulla originale: è ancora una volta Daniil Medvedev ad alzare al cielo il trofeo, in una Shangai che ha assistito all’annessimo passo avanti di una carriera partita lentamente e improvvisamente decollata. Le sei finali di fila e un tennis a tratti devastante, i rari momenti di difficoltà gestiti con il controllo di un veterano e quelle esili braccia ancora una volta alzate al cielo: il russo gestisce la finale contro un rinascente Zverev e guarda dritto verso Londra, dalla sua nuovissima terza posizione in race.
Ma se dunque lo stupore circa i successi del moscovita è sempre più levigato dal tempo e dalle continue conferme, ciò che davvero balza all’occhio dopo l’importante settimana cinese è la definitiva consacrazione di quella che, fino a qualche giorno fa, era vista come la Next Gen.
Da oltre un anno, fra gli addetti ai lavori, cominciava ad aleggiare la preoccupazione circa l’effettivo sbocciare di una serie di talenti che, esclusa qualche singola prestazione, si erano sempre e comunque trovati all’ombra dei top 3.
Se la finale dell’Open statunitense ha aperto una crepa nel muro di imbattibilità che circondava la vetta, i successivi tornei hanno visto l’aumentare della qualità nelle prestazioni di talenti da tempo sottotono e pronti ad esplodere. Primo su tutti Sascha Zverev, che, a causa di una serie incredibile di disavventure personali, non si esprimeva al meglio da quasi un anno.
L’ascesa di Berrettini e la sempre più in crescita solidità di Tsitsipas hanno fatto sì che Shangai 2019 vantasse i più giovani semifinalisti dal 1999, fra i quali nessuno superava i 24 anni d’età.
Lo spettro della generazione precedente, rappresentata ad alti livelli solo da Thiem e composta da numerosissimi giocatori incapaci di soddisfare le troppe pressioni ritrovatisi addosso a inizio carriera, sembra ora definitivamente allontanato. Non ce ne vogliano infatti i Dimitrov, i Raonic e i Monfils, ma se ci fosse davvero una generazione di atleti capace di avvicinare minimamente il livello di Roger e compagni, non sarebbe sicuramente la loro. E non per eccessivi cali né troppa vecchiaia di quest’ultimi: è la qualità dei ventenni di oggi che ci spinge a non dare per scontato nemmeno un match.
E mente Rublev, Shapovalov e Auger-Aliassime caricano le batterie per dare anch’essi filo da torcere ai migliori, Parigi Bercy ma sopratutto le ormai incombenti ATP Finals ci prospettano un interessantissimo scontro fra due epoche completamene differenti, con il solo un Dominic Thiem a fare da collante.
La nuova era del tennis è finalmente cominciata.

Jacopo Brama

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Un lunedì di tanti anni fa, seduto all’ultimo banco di una terza elementare, conobbi la prima pagina della Gazzetta e ne rimasi folgorato. Qualche primavera dopo porto nel cuore lo stesso sogno: trasmettere al mondo sentimenti ed emozioni che solo lo sport sa regalare.

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