What’s wrong, coach Vucinic? Avellino paga una difesa ballerina e altre storie tese…

Tre partite di campionato, una vittoria e due sconfitte. Alzi la mano chi credeva in un ruolino simile dopo un’estate passata ad apprezzare gli sforzi della proprietà capace di acquistare giocatori del calibro di Cole, Green, Nichols e compagnia palleggiante. Ma per tifosi e giornalisti il campanello d’allarme, più che le sconfitte che purtroppo vanno sempre messe in conto, è la difesa a tratti inesistente ed imbarazzante. Sconfitta o vittoria non importa. La Sidigas concede agli avversari di portarsi a casa un “cuofano” di canestri: il più delle volte senza neppure tentare di imbastire una difesa o qualcosa di lontanamente simile. Se il passare dietro il blocco del pivot avversario sembra diventato d’improvviso uno dei fondamentali più apprezzati e una scelta acuta (un errore che neppure nelle minors i giocatori commettono senza essere severamente “cazziati” dal coach), il problema c’è. Se d’improvviso tornare in difesa sembra un peso e basta un semplicissimo “give and go” per mettere l’avversario solo davanti al canestro, il problema c’è. Se l’unica maniera di difendere decentemente è quella di accettare tutti i cambi cosa che nella passata gestione era estrema ratio, il problema c’è.

Evidenziato che il problema c’è, occupiamoci del perché c’è e di chi è la colpa.

La Scandone ha nel roster 12 giocatori che, teoricamente, posso ruotare tutti dando respiro ai titolari. Può ruotare Sabatino che è giovane ma un paio di minuti a partita, magari quando si dovrebbe spendere qualche fallo sistematico, può farli. Può ruotare Spizzichini che, nonostante il poco appeal dato dal suo passato sui campi da basket, ha dimostrato di meritare ampiamente qualche minuto sul parquet. Può ruotare N’Diaye che, da conferma dello scorso anno, è passato ad un ruolo molto marginale. Preferirgli Costello, considerate le ottime prestazioni del pivot USA, è normale. Relegarlo a gregario dietro Costello e dietro la scelta di giocare senza pivot è, forse, deleterio. Può ruotare D’Ercole che, da capitano, mette sempre molto impegno ma che riesce a rosicchiare solo qualche minuto. Potrebbero ruotare Campani e Campogrande che però, essendo Euro 3 possono calcare il parquet solo in allenamento, visitando l’infermeria a giorni alterni. Alla fine l’unico che entra a pieno titolo nelle rotazioni è Sykes.

6 uomini che giocano una partita ogni 3 giorni con trasferte che, magari, prevedono spostamenti che durano più di 12 ore. Questa è la situazione attuale. In queste condizioni chi si meraviglia dei risultati? Chi scrive di certo no. La difesa è un problema? Certo, ma lo è anche e soprattutto la tenuta fisica. Si può dare la colpa agli assenti Campani e Campogrande? Di certo no. Ma la colpa è sicuramente dei loro infortuni. E’ lì che si giocheranno le chances della Scandone di imporsi nel campionato come in coppa. Ma torniamo alla difesa. Denotiamo uno scarso impegno? Forse. O più probabilmente è la precisa volontà di centellinare le energie dovendo giocare 40 minuti ogni 72 ore. Passo dietro al blocco, l’avversario tira ma la tripla non è detto che la metta sempre. Torno con poca voglia in difesa e faccio fare un paio di punti agli avversari. Ma le energie risparmiate le metto in una penetrazione in attacco. Scivolo poco o niente, a volte mi limito a seguire l’avversario marcandolo “da dietro” alla Camara. Sono scelte, discutibili quanto si vuole, ma che un giocatore nella propria testa può fare. Innanzitutto quando sa che dalla panchina non ci sarà nessuno che si alzerà per dargli riposo.

Accanto a questo un paio di annotazioni sul fattore strettamente tecnico vanno fatte. Proprio perché ruotano solo 6 uomini, bisognerebbe gestire meglio i vantaggi. Provare a non correre e a ragionare non tanto, ma un pochino di più. Lì è il coach che deve imporsi. Altra considerazione. Il coach, quando in difficoltà, tende a schierare i pezzi da 90. In questo modo la Scandone si è trovata a giocare contemporaneamente con Sykes, Cole e Filloy. Scelta rivedibile, almeno per i primi due, poiché per il tipo di gioco che hanno, la presenza dell’uno annulla le caratteristiche specifiche dell’altro. E poi i rimbalzi, soprattutto quelli in difesa. A tratti è imbarazzante vedere come gli avversari facciano il bello ed il cattivo tempo sotto il tabellone della Scandone. Certo la piazza era abituata a Fesenko, un dominatore del pitturato. Ma vediamo la mancanza di un semplice taglia fuori che, anche sul rimbalzo lungo, potrebbe consentire di recuperare qualche palla in più.

Questa la nostra disamina. Inutile crocifiggere Vucinic in sala stampa. Inutile mettere i giocatori in ginocchio sui ceci in mezzo al campo. Vogliamo prima vedere la squadra al completo, con almeno 10 allenamenti alle spalle a ranghi completi e con Campani e Campogrande almeno al 50% del loro potenziale. Visti i bollettini medici e la sensazione avuta durante gli allenamenti, presumiamo che ciò accada a cavallo tra novembre e dicembre. E’ lì che potremo vedere la vera Scandone 2018/2019. Se ci piacerà è lì che potremo esaltarne le qualità, se non ci piacerà lì potremo criticarla. Per ora lasciamo tutte le considerazioni in un rispettoso stand by: rispettoso del lavoro del coach, del Direttore Sportivo Alberani, dello staff, della proprietà e dei giocatori tutti. Fare oggi il toto allenatore significa non avere mai avuto fiducia nel coach. Anche perché, se proprio vogliamo, il ruolino nelle competizioni che vedono la Sidigas protagonista è di 3 vittorie e 2 sconfitte. Due sconfitte avvenute contro una delle pretendenti al titolo (Bologna) e contro Cremona e Sacchetti che storicamente non è uno che le lascia vincere facili ad Avellino. Lasciamo lavorare il coach, diamo il tempo ai giocatori di recuperare e di ambientarsi. Sono qui da un mese e mezzo. Alcuni addirittura da meno.

Ultima considerazione sul ritorno di Sacripanti ad Avellino. Senza pivot titolare (quando gli si è sempre imputato di saper giocare soltanto sull’asse play pivot) fa la partita perfetta. Lui ha Avellino nel cuore (si vede dal comportamento e si ascolta dalle parole) ma mette in campo tutta la sua preparazione e batte Avellino grazie ad una batteria di esterni di grande livello.

Non possiamo concludere senza parlare dell’ammenda di 900 euro per le offese agli arbitri comminata per la partita contro Bologna. La terna in questione, lungi comunque dall’aver fatto una buona prestazione, aveva come primo arbitro un certo Paternicò resosi protagonista involontario dell’episodio dello scorso campionato nel quale un tifoso aveva colpito con una bottiglietta d’acqua il fischietto siciliano. Episodio increscioso e da condannare senza se e senza ma. Episodio che però ha causato non più di un problema alla tifoseria anche grazie alla squalifica del campo susseguente al gestaccio del tifoso. Lungi da noi giustificare il gesto, lontano dal nostro pensiero pure il solo pensiero che in qualche modo l’arbitro in questione quel sorso d’acqua se lo sia guadagnato. Di certo però un clima un poco caldo poteva essere prevedibile e qualche fischio e qualche insulto poteva anche essere fatto passare in gloria. Non perché siano in qualche modo giustificabili, ma per la volontà (che deve essere reciproca) di chiudere una vicenda che dire spiacevole è poco. E’ una scelta, quella della terna, che non condividiamo. Come non condividiamo, è giusto sottolinearlo per l’ennesima volta a scanso di equivoci, le offese fatte nei lori confronti.

Angelo Michele Santoro

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Nato nel lontano 1975, percorro l’Italia in lungo e in largo più della maglia rosa al Giro. Prima Como, poi Avellino, passando per Modena e Novara ma non disdegnando qualche capatina a Roma. Qualcuno dice che io sia leggermente sovrappeso ma è solo invidia. Sport preferiti: basket e sollevamento forchetta che pratico entrambi da amatore con risultati pessimi da una parte e fin troppo buoni dall’altra. Da 15 anni dico tutte le mattine di andare in ufficio dedicandomi in realtà alla mia passione: guardo gli operai dei cantieri in città. Lettore accanito, giornalista, scrittore prolisso e parlatore logorroico, mi riconosco soltanto un grande difetto. Non finisco mai ciò che iniz...

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