Ya no es domingo – Tributo a RaA?l

“,,,ah, da quandoA�RaA?l non gioca piA?…”

Per chi, come il sottoscritto, A? sempre molto attento alle cose della a�?Casa Blancaa��, la notizia non sarA� certo passata inosservata.

RaA?l GonzA?lez Blanco ha annunciato il suo addio al calcio giocato; terminerA� la stagione nella NASL americana e poi appenderA� gli scarpini al proverbiale chiodo.

Ma per me non se ne va solo uno dei giocatori simbolo della luccicante storia di una delle squadre che piA? ammiro al Mondo.

Sarebbe una tragedia sportiva anche se stesse lasciando una bandiera del Rayo Vallecano, poichA� RaA?l A? sempre stato un mito per me.

Da subito, la sua classe, il suo stile, il suo carisma tutta��altro che urlato mi hanno conquistato.

A ciA?, aggiungo che ho sempre visto un parallelo tra lui e Alex Del Piero, simbolo e bandiera della mia Juventus.

Entrambi mai del tutto apprezzati dalla critica (che tende, penso sia lapalissiano, a preferire a�?personaggia�? e a�?smargiassia�?), entrambi soggetti a ingiustificabili messe in discussioni, entrambi con un rapporto a�?particolarea�� con la Nazionale (che Del Piero ha in qualche modo esorcizzato con la vittoria del Mondiale 2006), entrambi mai nemmeno sfiorati da quel Pallone da��Oro che entrambi avrebbero almeno una volta meritato.

RaA?l, che paradossalmente A? un prodotto a�� almeno inizialmente a�� della cantera della��AtlA�tico Madrid (di cui A? tifosissimo il padre), che lascia quando la societA� colchonera decise di tagliare sul settore giovanile per raddrizzare una situazione finanziaria pericolante.

E cosA� a 15 anni, nel 1992, il ragazzo lascia i biancorossi dopo due anni e approda al vivaio delle merengues, debuttando in prima squadra ancora minorenne.

A lanciarlo nella Liga, un altro mito madridista e personale della��autore, Jorge Valdano, alla��epoca allenatore dei a�?Blancosa��, dopo che RaA?l aveva segnato 16 reti nelle prime 7 (!) partite con la squadra C.

Nella sua prima stagione da pro, RaA?l gioca 30 partite, segnando 10 reti e prima ancora di compiere 18 anni e mettendo cosA� in bacheca il suo primo titolo, la Liga spagnola, che vincerA� poi altre 5 volte (1997, 2001, 2003, 2007 e 2008).

Da lA� in poi, rimarrA� punto di riferimento della squadra, dando un contributo importante di reti e personalitA�, adattandosi inoltre alle esigenze dei vari tecnici che si susseguono sulla panchina madridista, giocando tanto da esterno di centrocampo (col primo Capello), quanto da prima e seconda punta, trequartista e attaccante esterno.

Rimane al Real fino al 2010 quando, dopo aver conquistato anche 3 Champions League (1998, 2000 da capocannoniere e 2002), 2 Intercontinentali (1998 con gol-vittoria e 2002), una Supercoppa Europea (2002) e 4 Supercoppe nazionali (1997 a�� una rete alla��andata e due al ritorno nella doppia sfida col Barcellona -, 2001 a�� tripletta nella finale di ritorno -, 2003 a�� segnando il gol che apre le marcature nella finale di ritorno – e 2008), avendo capito che non avrA� lo stesso spazio di sempre con la��arrivo di Mourinho, decide di lasciare.

E, contrariamente a quanto si pensa, non A? affatto vero che sia stato lo a�?Special Onea�� a cacciarlo, anzi: la��allenatore portoghese gli chiese di restare come uomo-squadra, sebbene spiegandogli che il suo spazio sarebbe stato ridotto, ma il giocatore scelse diversamente.

LasciA? da capitano (lo era diventato nel 2003, dopo la��addio di Hierro) e da primatista assoluto per presenze (741) e reti (323), lasciando la sua maglia numero 7 a Cristiano Ronaldo, che proprio oggi lo ha superato come bomber di sempre nella storia del Real.

Da anti-personaggio quale A?, RaA?l fa una scelta davvero particolare per il suo proseguo di carriera: nonostante sia ambito da mezza Europa a�?che contaa�?, sceglie i tedeschi dello Schalke04, non certo una delle principali formazioni di Germania.

Ma la squadra della Ruhr disputa la Champions League e, in quel momento, RaA?l si gioca il titolo di primo marcatore assoluto della competizione con Pippo Inzaghi.

Coi tedeschi vince la coppa nazionale il primo anno e la Supercoppa di Germania nel secondo quando, a fine stagione, lascia per trasferirsi in Qatar, alla��Al Sadd.

Rimane anche qui per 2 stagioni, vincendo la Qatar Stars League 2012-a��13 e la Coppa della��Emiro nel 2014, annunciando la volontA� di ritirarsi alla fine della sua seconda stagione qatariota.

Ci ripensa quando arriva la chiamata dagli States e, anche qui, non fa una scelta scontata come molti suoi colleghi.

Infatti, invece di accordarsi con uno nei munifici club di MLS per un super contratto da giocatore-star (come Beckham prima e Giovinco adesso, per fare degli esempi), accetta la��offerta dei rinati New York Cosmos, la mitica squadra che dominA? la prima ventata calcistica statunitense, a cavallo tra gli Anni a��70 e a��80, nella quale militarono niente meno che PelA�, Beckenbauer e il a�?nostroa�� Giorgione Chinaglia, e che milita nella seconda lega USA, la NASL. Coi newyorkesi vince il titolo della Spring Season 2015.

Meno brillante, come si diceva, la sua carriera in Nazionale: anzi, A? il simbolo della Spagna bella ma perdente dei primi Anni Duemila, di cui lui A? capitano dal 2002 al 2006.

Paradossalmente, A? dalla sua uscita di scena che la Spagna inizia a vincere, centrando la��Europeo 2008, il Mondiale 2010 e il bis continentale nel 2012.

Un parallelo che fa felici i detrattori, svelti nel dimenticarsi le 44 reti in 102 presenze tra le Furie Rosse della��attaccante madridista.

Che, col suo sinistro magico, ha incantato gli stadi di mezzo mondo, segnando caterve di reti, praticamente tutte festeggiate baciando la fede al dito.

Il tutto, con una��eleganza in campo che ha impersonificato perfettamente quella a�?nobiltA� madridistaa�� andata in parte perduta a causa del grezzo e iper pratico ego milionario di Florentino Perez, dove le sfuriate di Mourinho avevano piA? peso della pacata sapienza merengue di Valdanoa��

Insomma, lascia il calcio giocato la mia seconda punta preferita di sempre: non sarA� il Baggio di Cesare Cremonini, ma per me sarA� un poa�� meno domenica sapendo che non giocherA� piA? RaA?l GonzA?lez Blanco, El CapitA�n.

A�

Federico Zuliani

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Classe '82, juventino dalla placenta, nonostante la laurea in Scienze Politiche ha ben presto capito che la politica era meglio prenderla in giro che studiarla. Messe quindi da parte le varie ipotesi di riforma del sistema elettorale, ha scelto di dar libero sfogo al proprio umorismo abrasivo col ‘Pagellone’, attraverso cui dà i voti ai protagonisti della politica locale. Del medesimo argomento, di Sport e di tanto altro scrive sul settimanale LegnagoWeek. Collabora inoltre con altre testate cartacee e online, occupandosi di vari temi. Per ovviare allo stress dell’attività giornalistica nell’agone politico, si dedica alla “cultura del cibo”. In seguito a questa passione, ha intrapreso l’attività di food blogger, recensendo ristoranti, discutendo di ricette e litigando coi buchi della cintura. Mangia, prega, ama e impreca a Legnago.

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